Maria Beatrice Toro

Psicologa Psicoterapeuta

Archive for the ‘Donne’ Category

Sara Di Pietrantonio: l’ennesimo caso di violenza di genere

Posted by Maria Beatrice Toro su 6 giugno 2016

“Un ragazzo come tanti altri che confonde l’amore con il possesso”: con questa frase la giornalista di TV2000 Lucia Ascione introduce l’intervista alla Prof.ssa Toro sul caso di Sara Di Pietrantonio, la giovane ragazza bruciata viva in una strada della Magliana dalla guardia giurata Vincenzo Paduano. Questa vicenda così drammatica e distruttiva non può essere spiegata con la teoria del raptus omicida, non si tratta del gesto di un folle nè della disperazione di un ragazzo disturbato – sostiene la Prof.ssa – a porre fine alla vita di Sara è stato il gesto di un criminale. In questi casi c’è la comune tendenza ad attribuire la colpa dell’atto omicida al disagio mentale operando anche una grave stigmatizzazione verso coloro che realmente soffrono di un disturbo e si ritrovano a non avere il coraggio di dirlo per paura di essere etichettati e, dunque, emarginati. Questo – continua Beatrice Toro – è l’ennesimo caso di violenza di genere ovvero di una violenza agita verso una donna in quanto donna!”

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I molti modi di essere “ex”…

Posted by Maria Beatrice Toro su 30 marzo 2016

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Per scoprire il sapore del sentimento che ti lega alle tue vecchie storie la Prof.ssa Toro ha messo a punto un breve test, pubblicato sulla rivista Donna Moderna.

Quando un amore finisce e si chiude una storia sono diversi i comportamenti che le donne possono mettere in atto. Ci sono donne che quando chiudono una relazione lo fanno con decisione e determinatezza, tagliano tutti i ponti di possibile collegamento con l’ex partner poichè temono di farsi del male inutilmente procastinando il dolore per la rottura. Questo atteggiamento, sostiene la prof.ssa, potrebbe celare una insicurezza e porsi come una difesa, non serve erigere muri se veramente “lui” non conta più nulla.

Altre donne comprendono e giustificano la fine della storia attribuendo delle possibili colpe anche a se stesse, riescono a superare il dolore dei primi giorni e iniziano a creare il terreno per continuare a mantenere un amicizia, cercano di riallacciare i rapporti con il vecchio partner per non rinunciare alla confidenza e all’intimità che avevano instaurato anche se sono consapevoli che l’amore è finito e, quando questo si fidanza con un altra persona, sono felici per lui. Sicuramente questo è un approccio positivo  ma non bisogna mai esagerare con un eccessiva presenza nella vita di chi hai amato poichè questa eccessiva vicinanza potrebbe precludere la possibilità di fare nuovi incontri e innamorarsi di nuovo.

Infine ci sono le ex malinconiche, quelle che non riescono a non essere nostalgiche per l’assenza della persona con cui sono state un tempo felici. Forse questa malinconia, spiega la prof.ssa, rivela qualche senso di colpa  verso l’ex ( o gli ex) per non essere stata all’altezza della relazione . Ma proprio l’aver compreso gli errori commessi aiuterà a non ripeterli in futuro per poter finalmente guardare avanti, senza perdersi nel continuo confronto tra le nuove conoscenze ed il vecchio fidanzato.

 

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Che single sei?

Posted by Maria Beatrice Toro su 25 marzo 2016

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Ogni donna attraversa nella propria vita fasi più o meno lunghe senza fidanzati e compagni e ciò che fa la differenza è il modo in cui affronta questo periodo. La Prof.ssa  Maria Beatrice Toro ha messo a punto un test pubblicato sulla rivista Donna Moderna che ci permette di illustrare i diversi modi in cui una donna può affrontare questa fase.

Alcune donne tendono a vivere l’affettività con passione e dedizione e non sentono minimamente il peso dei sacrifici fatti in nome della coppia, finendo per anteporre i bisogni del partner ai propri. La vita a due rappresenta per loro la completezza e per questo l’essere single è solo una fase di passaggio. Perchè non  approfittare piuttosto di questa “pausa” per dedicarsi maggiormente a voi stesse e ai vostri desideri?

Altre donne sentono molto la fine di una relazione e la vivono come un dramma…ma solo all’inizio! Ecco che arrivano i cambiamenti ( come nel taglio o nel colore dei capelli) e la voglia di imparare cose nuove. L’importante è non arrestare questo percorso di crescita quando si sarà di nuovo in due, ma piuttosto continuare a coltivare le proprie passioni anche nella coppia.

Infine ci sono le single per cui questa condizione rappresenta un vantaggio che molte altre non riescono a vedere. Queste donne si concentrano molto su se stesse e si concedono avventure, nuove amicizie e corteggiamenti senza impegno. Ma questo non fermarsi mai può essere dispendioso ed il consiglio è quello di concentrare le proprie energie su qualche progetto, poiché avere un obiettivo può regalare maggiore stabilità.

 

 

 

 

 

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La vita è un’esperienza, non una prestazione!

Posted by Maria Beatrice Toro su 7 maggio 2015

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Maria Beatrice è tra gli esperti scelti da Starbene per l’area della psicologia. Se vuoi un consulto gratuito puoi chiamare domani la redazione milanese 02 70300159

Sulla rivista di questa settimana segnaliamo un box che tratta della capacità di radicarsi nel presente come antidoto al pessimismo e alla preoccupazione.

Accanirsi sul passato non aiuta a vedere le alternative possibili e porta le persone a flagellarsi per le proprie inadeguatezze o per le occasioni perdute….questo atteggiamento finisce solo per abbattere la nostra autostima – sostiene la Prof.ssa Toro intervistata per la rivista Starbene – Al tempo stesso, però, proiettarci troppo nel futuro, anticipando i possibili problemi, toglie energia e non consente di raggiungere l’obiettivo prefissato.

Ciò che bisogna fare, dunque, è concentrarsi sul presente – magari con l’aiuto della mindfulness –e focalizzarsi sul viaggio piuttosto che sulla meta da raggiungere; nella vita è normale porsi degli obiettivi, ma non devono diventare una spada di Damocle che pende sulla testa. quindi non facciamoci travolgere dall’ansia da prestazione.

LA VITA E’ UN’ESPERIENZA; NON UNA PRESTAZIONE!

Ricordiamoci, allora di agire sempre nel pieno rispetto di sè, dei propri bisogni e dei propri ideali; essere in pace con ciò che si fa è la base della serenità e delle relazioni positive con gli altri.

#mindfulnessinterpersonale 

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La presenza dei papà in sala parto

Posted by Maria Beatrice Toro su 16 febbraio 2015

La presenza dei papà in sala parto per assistere le proprie compagne è un fenomeno in crescita nell’ultimo decennio. Come sottolinea la prof.ssa Maria Beatrice Toro, i papà sono sempre più presenti già a partire dal periodo della gravidanza e sono maggiormente coinvolti a livello emotivo durante l’attesa; questo fa maturare in loro il desiderio di esserci al momento della nascita.

Questa scelta non avviene all’improvviso ma viene maturata nel corso della gravidanza soprattutto se l’uomo ha partecipato ai corsi pre-parto e, via via, inizia a prendere sempre più coscienza della nuova vita che sta generando insieme alla sua compagna. Il momento della nascita è il momento di costruzione della famiglia ed è giusto che il futuro papà, se ne ha voglia, abbia la possibilità di essere presente mentre ciò avviene.
Inoltre – continua la prof.ssa Toro- può succedere che un papà che inizialmente decida di essere presente al parto, non riesca poi a sostenere le emozioni del momento e sia costretto ad uscire. Questo è molto complicato per la donna che si trova improvvisamente, e senza preavviso, costretta a gestire questa “presenza/assenza” e viene caricata anche di maggiore ansia.
Spesso capita che la scelta della donna rispetto a chi fare entrare con lei in sala parto ricada non sul compagno ma piuttosto sulla madre o sulla sorella. Secondo la prof.ssa Toro questa dinamica è legata innanzitutto a fattori culturali (ci sono luoghi dove la famiglia è molto più sentita e questa vicinanza viene proprio richiesta) e poi al fatto che il rapporto con la propria madre rappresenta il modello da cui partire senza tralasciare, inoltre, che la mamma è una figura estremamente rassicurante e che ha già vissuto tutto quello che sta per accadere alla figlia.
I futuri papà, d’altronde, stanno ormai diventando sempre più bravi in sala parto, soprattutto nell’incoraggiamento e nella rassicurazione della propria compagna.
Nella nostra società, sempre più improntata sull’immagine e sulla dinamica dell’apparire, anche il momento del parto viene condiviso sui social network e cessa di essere uno spazio privato ma viene condiviso con tutti, anche con chi non si conosce. In questo modo il futuro papà perde qualcosa perché, avendo lo sguardo sul cellulare, non può orientarlo alla sua compagna e al proprio figlio e finisce per non cogliere il momento cruciale in cui si costruisce la sua famiglia. E naturalmente dopo aver pubblicato la foto non si resiste al controllare se essa è stata commentata o se ha ricevuto dei like…..è così che questa esperienza meravigliosa ed intima finisce per essere costruita con un pubblico anziché con la propria famiglia.
Cosa comporta l’aver vissuto insieme questa esperienza del parto?
L’aver vissuto insieme questa esperienza può aiutare il papà a comprendere meglio anche la stanchezza, i turbamenti e le preoccupazioni della propria compagna durante il post-partum. Ciò consentirà ai neogenitori di “passarsi la staffetta” e di sostenersi a vicenda avendo condiviso, passo dopo passo, questa difficile ma al contempo meravigliosa esperienza di vita.

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Quando l’amore va oltre ogni confine…

Posted by Maria Beatrice Toro su 16 dicembre 2014

Quando due storie di vita culturalmente e geograficamente diverse si incontrano,               quali e quante sono le difficoltà che possono ostacolare l’unione?

La Prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite di Lucia Scione alla trasmissione di Tv2000 “Bel tempo si spera”, ascolta le storie d’amore nate tra coppie di nazionalità diversa e cerca di spiegare come si possono ovviare talune difficoltà.

Quando una coppia è mista, la diversità tra i due partner salta subito all’occhio poiché ci sono degli elementi e delle caratteristiche, anche fisionomiche, che sono imprescindibili e inconfondibili, tipiche di alcuni luoghi del mondo. In realtà però, senza soffermarci solo su quello che obiettivamente possiamo osservare, ogni coppia, sia essa mista o meno, presenta delle particolarità. E’ difficile infatti che l’amore sbocci proprio “sotto casa” o si trovi l’uomo dei sogni all’interno di una ristretta cerchia di conoscenze…..farsi affascinare da un qualcosa che sappiamo essere lontano fa parte di una curiosità connaturata nell’uomo. Quando si incontrano due culture, etnie e religioni diverse ciò che prevale è la forza interiore del sentimento, poiché è in grado di creare un intimità anche laddove è apparentemente impossibile o sembra essere poco ovvio”. In questi casi l’amore deve diventare “discorso”, deve trasformarsi in “razionalità”, due elementi, questi ultimi, distanti ma compatibili con i sentimenti. Anche se non si riesce a dare conto di un’affinità con la logica e non si riesce a verbalizzare l’unicità del proprio sentire, si può  aprirsi per raccontare la propria esperienza di incontro con una cultura lontana. Si può descrivere la propria vita e far sapere come ci si vuole organizzare, per diventare, come ogni coppia, un nuovo centro di gravità con sue tradizioni, regole e abitudini. Quando si fonda una famiglia bisogna avere il coraggio di farsi conoscere, anche al fine di rassicurare gli altri, comprese le famiglie d’origine; “se è vero infatti che da una parte  l’ignoto affascina è altrettanto vero che dall’altra spaventa”.

Cosa si può fare dunque per tutelare l’unione di due culture in cui, necessariamente, un dei partner deve allontanarsi dalla famiglia d’origine, abbandonare le sue abitudini, spesso le tradizioni, gli amici?

“Sicuramente un ruolo importante è giocato dal dialogo, dall’apertura delle famiglie d’origine, di quelli che sono i custodi della tradizione e che, spesso, fanno lo sforzo maggiore; dialogo e apertura sono gli ingredienti che creano le basi e i presupposti per dare, anche all’eventuale nascituro, il diritto alla bigenitorialità e a godere dei nonni e dei parenti di entrambi le parti considerando che un bambino, accogliendo una propria sensibilità, potrebbe abbracciare maggiormente alcuni aspetti culturali dell’una o dell’altra famiglia. E’ importante garantire la libertà del bambino di sentirsi amato  indipendentemente dalla cultura che abbraccerà o con cui instaurerà una maggiore affinità.

La reciprocità è un unità di misura importante in queste storie d’ amore.

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Chirurgia estetica: perfezionismo patologico o difetto reale?

Posted by Maria Beatrice Toro su 16 ottobre 2014

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Due esperti, una psicoterapeuta e un chirurgo, cercano si fornire una spiegazione alla crescente richiesta di operazioni di chirurgia estetica.

La psicoterapeuta, Maria Beatrice Toro, in un articolo pubblicato su “Confidenze”, sostiene che “cambiare la propria immagine non è sufficiente per risolvere i nodi interiori” – e continua sostenendo che – “A tutti piace avere un aspetto gradevole e curato ma occorre distinguere tra chi si rivolge al chirurgo per un inestetismo o un difetto reale, che a ragion del vero, provoca uno stato di disagio, e chi è vittima del proprio perfezionismo. Tutto dipende dal rapporto che si ha con il proprio corpo e con la vita. Una donna ossessionata da quelli che reputa insopportabili difetti (e che, spesso, vede lei sola) non riesce a provare gioia di vivere. E, invece di indagare sulle ragioni della sua insoddisfazione, insiste per cambiare immagine. Ma non c’è soluzione: questa donna sarà destinata a ritrovarsi ancora scontenta, con il rischio di finire nel gorgo degli interventi a ripetizione. A volte dietro l’ossessione per la perfezione fisica c’è anche un senso di vuoto. Si modifica il proprio aspetto per non pensare, per fuggire dai propri nodi interiori. Ma non si può fuggire da se stessi e, finché non si affrontano le
proprie insicurezze, nessun intervento potrà dare la felicità. La vita non è una prestazione, una competizione o una gara di bellezza, ma un’esperienza ricca e complessa, da assaporare fino in fondo ogni giorno».

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ORRORE A ROMA. DECAPITA LA COMPAGNA, LA POLIZIA LO UCCIDE. AGENTI INTERVENGONO IN UNA VILLA ALL’EUR. VIOLENZA SU DONNE, AGOSTO DI SANGUE

Posted by Maria Beatrice Toro su 24 agosto 2014

Vero, un agosto tragico e segnato da violenze così efferate che fanno pensare a un collasso della relazionalità umana, con l’incapacità di trattenere i propri impulsi più oscuri. Impulsi aggressivi che fanno parte del DNA umano, ma che la società deve saper temperare attraverso due strumenti complementari: giustizia e educazione alla non-violenza. Ora, spero di non vedere decine di foto orribili e inutili, facciamo che il rispetto per le vittime prevalga.

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Scene da horror in una elegante villa dell’Eur, una ‘zona bene’ a Sud di Roma. Un uomo ha ucciso la compagna a colpi di mannaia, decapitandola. La polizia, chiamata dai vicini, è entrata nella casa di via Birmania e ha trovato la donna morta, in una pozza di sangue. Nella casa anche l’assassino che si è scagliato contro i poliziotti con la mannaia insanguinata. Gli agenti hanno sparato per fermarlo, colpendolo al cuore. L’uomo è morto poco dopo il trasporto all’ospedale Sant’Eugenio. Avrebbe 35-40 anni, era vestito da paramilitare. Biondo, occhi chiari, potrebbe essere slavo. Mentre la vittima è una donna di origini sudamericane.IMG_0792.JPG

Un’altra pagina di sangue, oggi a Roma, nella drammatica trama dei femminicidi in Italia. Nelle ultime settimane, cronache alla mano, sono state otto le donne uccise da un loro familiare o dal compagno di una vita. In media, perde la vita una donna ogni tre giorni…

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I profili dello stalker

Posted by Maria Beatrice Toro su 2 giugno 2014

Si continua a parlare del dilagante fenomeno dello stalking

con la Prof.ssa Maria Beatrice Toro

ospite a Teleradiostereodue del direttore Marco Fabriani.

Sostanzialmente esistono due macro tipologie di stalker: alcuni sono principalmente animati dalla rabbia, altri invece dal bisogno ossessivo e malato di attenzioni. Quest’ultima categoria difficilmente agisce dei comportamenti così gravi da mettere in pericolo di vita la vittima; sono soggetti che corteggiano senza sosta. Spesso senza rendersene conto prestano un’attenzione esasperata alle vittime che hanno scelto e la traducono in continui e ripetuti sms, pedinamenti, ecc.

Gli stalker animati dalla rabbia invece non vanno mai sottovalutati anche quando, in una fase iniziale, si limitano a minacciare.

Possono diventare seriamente pericolosi; si fissano, infatti, di aver subito un torto e sono guidati da una potente sete di vendetta.

Pensano di essere stati ingiustamente danneggiati e si sentono autorizzati a rivalersi con la violenza.

Il rapporto tra stalker e stalkizzato – continua la Prof.ssa – esula dalla normalità e si connota di aspetti patologici innanzitutto perchè non sono assolutamente contemplati i concetti di limite e di libertà, di autonomia: lo stalker è abituato a dominare il proprio partner, ad ottenere molto e a dare poco pertanto, finchè la coppia è coesa e il tratto narcisista dello stalker è appagato, si mantiene tra i due una sorta di equilibrio ma il rischio di scadere nella violenza è sempre allerta e soprattutto compare per gradi….prima di assistere a un atto di violenza o addirittura a un omicidio lo stalker mette in atto una serie di comportamenti intermedi.

Due sono dunque i principali profili psicologici dello stalker: uno più inadeguato, l’altro più rabbioso e vendicativo.

 

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Il coraggio delle donne

Posted by Maria Beatrice Toro su 27 maggio 2014

L’articolo di Barbara Rachetti e Irene Vella pubblicato su Donna Moderna in privato e realizzato con  l’intervento della Prof.ssa Maria Beatrice Toro, affronta il tema del CORAGGIO delle DONNE che hanno scelto, per amore, di stravolgere la propria vita ma che con lo stesso coraggio, quando tutto è finito, hanno avuto la forza di ricominciare.

Riparti dalle sfide che hai vinto – Punta sull’autonomia – Recupera il tuo passato

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Chi ama non perde mai: ci guadagna sempre, anche quando la storia si sfalda. L’amore, quando è totalizzante, arriva a stravolgere l’esistenza e regala un nuovo sguardo sul mondo e su se stessi, travolge con la sua energia e conduce al cambiamento. Per questo quando l’amore giunge al capolinea, anche se ci si sente annientati dal dolore e spesso si ha difficoltà a gestire e sopportare la sofferenza che ne deriva, rimane comunque la forza per ripartire e ricominciare”.

La prof.ssa aggiunge inoltre:”L’amore è un potente catalizzatore di cambiamenti per questo un amore che finisce non è mai la conclusione di tutto, lascia sempre un filo dentro che aiuta a non smarrirsi. Termina un grande progetto ma ne riparte un altro. Spesso può capitare che la fine di una storia in cui si viene lasciati dal partner può rivelarsi un “regalo” soprattutto nelle storie di dipendenza affettiva per cui si instaura una relazione così stretta fintanto che si arriva a pensare di non poter sopravvivere senza il proprio lui. In questo caso la separazione segna l’inizio di una rinascita poichè per la prima volta si ha modo di sperimentare la temuta solitudine.”

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