La necessità dell’infanzia

In una società in cui le età della vita appaiono sempre più “contratte”, solo la prima infanzia continua a distinguersi in modo evidente. Bambini e adulti sono immersi nel medesimo orizzonte esperienziale: i bambini si comportano da adolescenti, e anche gli adulti.

Frustrazioni, arrabbiature, timidezza e difficoltà di interazione con il gruppo dei pari, ma anche eccesso di cibo, insicurezza e perfezionismo sono alcuni degli effetti dello stress sui bambini. I contesti in cui vivono sono spesso complicati e competitivi: a pochi anni di vita hanno agende fitte, ma possono essere privati del privilegio di sperimentare la libertà di un tempo per sé, in cui “non fare niente di speciale”. 

 

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Dieta digitale: un giorno di detox!

Fonte: Più sani più belli

La dieta digitale consente, attraverso un giorno di salutare digiuno, di riprendere possesso di parti di sè assopite e di risvegliarci alla presenza di tutto ciò che la tecnologia sbiadisce: rapporto con il corpo, con l’ambiente naturale, con l’altro. 

http://www.piusanipiubelli.it/benessere/relax-trattamenti-benessere/come-staccare-spina-con-digital-detox.htm

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Per disintossicarsi è utile fare per primi il primo passo, ovvero NON PRETENDERE CHE GLI ALTRI SIANO SEMPRE REPERIBILI. Se non ci rispondono a un messaggio, aspettare che ci contattino loro: è la salutare regola della reciprocità.

Organizziamo un raduno in campagna o una pizza in un posto dove il cellulare non prende e apriamo il cuore a tutto ciò che arriva dall’esterno e dagli altri.

NO ALL’ANSIA: se qualcuno ci cerca veramente, riproverà a chiamarci… inauguriamo una “happy hour” quotidiana durante la quale il telefono resta silenzioso.

Diventare padre in età avanzata: ecco i rischi per i figli

Le nostre società occidentali vedono ormai “le lancette dell’orologio biologico e di quello culturale degli individui inesorabilmente spostate in avanti pertanto si cresce tardi e si diventa genitori ancor più tardi”. Uno studio che arriva dall’Indiana University di Bloominton, ha analizzato i dati di tutti i nati in Svezia dal 1973 al 2001 rilevando che il rischio di riscontrare disturbi psichiatrici o comportamentali nei figli aumenta, in particolare, per coloro che nascono da padri la cui età supera i 45 anni, soprattutto se il termine di paragone sono i neo-padri tra i 20 e i 24 anni.

Ce ne parla Maria Beatrice Toro intervistata per Aleteia dal giornalista Emanuele D’Onofrio.

Dottoressa Toro, la colpiscono i dati di questo studio?

Questa ricerca è rimbalzata agli onori delle cronache, ma in realtà è un filone di cui si discute da parecchio tempo, almeno dall’ultimo decennio. Alcune ricerche si sono concentrate principalmente sulle mutazioni geniche che avvengono in età avanzata, o comunque dopo i 40 anni, sfatando un po’ il mito che le difficoltà genetiche dei bambini siano legate soltanto all’età della madre. Quelle legate all’età del padre magari sono meno evidenti; però proprio per questo – cioè per il fatto di non essere riferite ad alterazioni cromosomiche ma di cose più piccole – non a caso si vedono nel cervello, che è l’organo più nobile e dunque quello più vulnerabile. Tutto questo è stato studiato molto sui topi e sugli animali in genere: su questi hanno studiato chiaramente più le mutazioni geniche, dimostrando che sono comunque maggiori nei figli di padri con un DNA invecchiato. Nel tempo ci si è concentrati sulle ricerche sulle persone, vedendo che è possibile che queste alterazioni geniche si esprimano in danni del cervello.

Quali sono i benefici che questo nuovo studio comporta?

Questo studio attuale mi sembra che non sia sull’aspetto cromosomico e genico, ma sia semplicemente un’osservazione che correla l’età con l’ADHD (sindrome di deficit da attenzione ed iperattività), con l’autismo e i disturbi dell’apprendimento – dislessia, disgrafia, disortografia discalculia – che sono in crescita esponenziale. Questa ricerca mi sembra che non guardi l’aspetto genico ma il punto finale. Questo ci consente di fare ragionamenti un po’ più complessi che tengono conto non tanto degli aspetti biologici – che sono presenti, se consideriamo che anche disturbi come la dislessia, disortografia, ecc, alla fine sono un modo di elaborare i dati un po’ diverso e che hanno un correlato neurologico ben dimostrato – quanto di una correlazione forte tra l’età avanzata del padre e una serie di problematiche di ordine psichico. È la prima volta che una ricerca di questo tipo viene fatta sugli esseri umani. Anche un disturbo come l’ADHD, un disturbo caratterizzato dal fatto che i bambini sono molto impulsivi, non riescono a trattenersi, passano continuamente da un’attività all’altra, può avere più cause, alcune di matrice biologica e altre di matrice psicologica. Oggi grazie a questa ricerca possiamo guardare alle emozioni, all’affettività, agli stili di educazione e anche agli altri elementi psicologici.

Cosa possiamo dire di questi aspetti psicologici?

La cosa interessante, che mi salta agli occhi anche grazie alla mia osservazione clinica, è la particolarità della relazione tra il padre, che ha concepito la vita oltre i 40 anni, e il figlio. Ci sono delle differenze sensibili rispetto al caso del figlio giovane, diverse secondo me nel caso del figlio maschio e della figlia. Il padre anziano di un figlio maschio è meno pressante sulla prestazione. Questo avviene specialmente se è molto anziano ed è uscito dai circuiti della produttività e dell’affermazione sociale, perché a 45-50 anni non sei più lanciatissimo nell’attività professionale. Quindi con il passare degli anni viene più valorizzata la relazione, e i padri sono meno esigenti, danno valore ad altri aspetti della vita, tra cui l’affettività, il gioco, la relazionalità. Per questo sono più inclini a perdonare ai bambini comportamenti un po’ fuori dalle righe. Sono dei padri un po’ più permissivi. Poi non è detto che un padre anziano sia padre di un primogenito, a volte è un padre di un terzo figlio, di un ultimogenito magari nato qualche anno dopo rispetto ai primi figli, i quali si lamentano spesso perché i padri sono più tolleranti con i piccoli. Questo non è un luogo comune, è vero. I padri grandi sono più inclini a fare strappi alle regole.

Spesso si pensa che questa maggiore permissività sia “una dote” per l’ultimo figlio: invece è legata all’età del padre?

Sì, certo. Possiamo distinguere due casi: quello degli ultimogeniti, per i quali gioca un ruolo anche l’esperienza del padre che poi in fondo rivaluta tutta l’esperienza affettiva, e quello di un primogenito, dove l’esperienza è più particolare perché il padre sarà sicuramente più coinvolto, avrà un’affettività che comunque è più vicina a quella della persona anziana. Si dice che anziani e bambini si toccano, ed è vero, perché sono tutti e due fuori dal ciclo produttivo, dal ciclo della performance. Quindi bambini e persone anziane, o comunque persone che hanno passato la metà della vita, trovano moltissimi punti di contatto. Invece a volte il genitore giovane è più concentrato sulla sua prestazione, sulla sua realizzazione personale, su alcune cose molto materiali – comprare la casa, ecc – e quindi è un genitore che pretende molto di più dal figlio dal punto di vista della prestazione. Cioè, vuole un figlio bravo, capace, è molto più attento a questi aspetti rispetto ad una persona più grande che ad un certo punto, dando meno importanza al ciclo produttivo pur standoci ancora dentro – perché a 50 o a 60 anni ancora si lavora – rivaluta dell’altro, quindi anche gli aspetti più sentimentali. I bambini quindi sono molto più accuditi: questi sono padri più accudenti, sono padri più “mammi”, più morbidi, e questo ha un effetto sui bambini, nel senso che li abitua meno alle frustrazioni e ai limiti che poi la realtà impone. Da una parte è un bene che il padre sia più carino e più affettuoso, dall’altra parte produce una serie di scompensi emotivi.

Questo non è quello che incontra anche un bambino che cresce molto con i nonni?

Certo. Beh, quando il padre ha l’età del nonno di fatto si comporta da nonno, creando una campana di vetro per il figlio che cresce. Dobbiamo chiederci perché i figli nascono e crescono con delle sindromi che riguardano la difficoltà a concentrarsi e a stare attenti. Questo avviene perché la capacità di concentrarsi e di stare attenti, e di non essere impulsivi, in assenza di problemi cerebrali nasce dal rispetto delle regole. Le regole poi sono essenzialmente un’organizzazione del tempo: ora si fa questo, tra un’ora si fa quello, stasera si farà quell’altro ancora. Invece un padre troppo permissivo non ha orari, se il bambino ha fame a una cert’ora mangia, se non gli va di fare una cosa non la fa. Quindi c’è una minore organizzazione del tempo, e un minore senso della giornata, il che invece sarebbe importante avere perché il bambino poi quando si trova in altri contesti, collettivi, specie se è figlio unico e si trova nella classe con 20 bambini che devono fare alcune cose, va incontro a scompensi emotivi: si sente preso di mira, si sente tartassato, gli sembra di essere in mezzo ad un pericolo e a delle minacce, perché basta che un insegnante gli dica “questo non si fa” e il bambino si sente aggredito, sviluppa fobie scolari. Il bambino cresciuto in maniera troppo morbida può andare incontro a tutta una serie di fobie, perché poi il mondo non è così accogliente. La realtà è frustrazione; Freud parlava di “disagio della civiltà”, per spiegare che il disagio umano è legato al fatto di doversi contenere, trattenere. Invece in questa società in cui nessuno più si contiene e si trattiene, alla fine il prezzo lo pagano i bambini. Questo può avvenire anche negli adulti: capita spesso che gli anziani si comportino come degli adolescenti, senza regole. Pensiamo a La grande bellezza di Sorrentino, che ha appena vinto l’Oscar, che ci racconta un mondo di persone anziane che non si controllano. Nella nostra società c’è anche questa euforia dell’anziano, che ancora meno sta nelle regole; però, per quanto riguarda gli adulti, il fatto di essere così privi di contenimento e di controllo può far male fino ad un certo punto, ma includere i bambini in tutto questo – anche perché oggi i bambini vivono le nostre vite, perché vengono portati a cena fuori, al cinema, nei matrimoni, dappertutto, e tutto questo una volta non si faceva – lo fa ricadere in una vita che sembra un’isola felice, ma in realtà appena mette il naso fuori, si accorge che non è così. Perché a scuola devi stare buono e fermo, perché l’adolescente che esagera si fa male, perché ci sono dinamiche tra i ragazzini anche estremamente violente. Ho visto che nella ricerca si parlava anche di un aumento del rischio di suicidio. Secondo me questo è legato molto alla capacità di tollerare il male. C’è un collasso della personalità di fronte alla frustrazione, alla difficoltà.

Non colpisce anche molto la varietà dei disturbi accomunati in questa ricerca?

Sì, può darsi. Ci fa pensare che quello che aumenta è la vulnerabilità, e il bambino si trova di colpo nelle regole, e allora o diventa fobico, oppure reagisce con l’impulsività ed iperattività. Quindi evade un po’ le regole diventando un po’ autocefalo, autarchico, il che non va bene perché sviluppa un’autostima negativa. L’autostima non si costruisce a casa, ma nel sociale, quindi un bambino troppo viziato poi nel sociale non si sa far valere, perché non ha mai vissuto una frustrazione in vita sua. Non è un bambino che ha fatto un pianto, e ha capito che il pianto dura 10 minuti e poi passa. Se tu il pianto non glielo fai mai fare, poi quando lo fa non smette più, perché non ha imparato a regolarsi. L’autorità è poi quella che domina sul tempo. Se ci pensiamo simbolicamente il padre di tutti gli dei è Chronos, è il tempo, l’autorità che domina sulle altre, che dà i tempi.

Nella sua esperienza di psicoterapeuta dunque ha già vissuto quello che ci dice questo studio?

Io le dico la verità. Ho 43 anni, quando ho cominciato ero una ragazza e vedevo moltissimi pazienti adulti, con disturbi di panico, depressione, le cose classiche che studia un terapeuta. Vedevo pochi bambini. Oggi i miei pazienti sono quasi tutti bambini, con i disturbi più vari, e le garantisco che sono tanti, soprattutto i bambini che si rifiutano di andare a scuola. Il genitore anziano ti chiede “ma è normale che il bambino dorma con me?”, tu gli dici “no, non è normale, deve dormire nel letto suo”, perché le regole riguardano spazio e tempo. E il genitore ti risponde “e ma non vuole!”, io mi sento dire queste cose. Veramente, a casa regna la volontà del bambino, poi fuori casa non è così, e quindi il bambino ha degli scompensi.

Violetta: il parere degli psicologi sull’ultima icona mediatica

Perché questo personaggio creato dalla Disney si è imposto all’attenzione non solo e non tanto di adolescenti ma di bambine e soprattutto bambini anche di 4 anni di molti paesi, fenomeno senza precedenti? ne tratta Piera Lombardi in questo articolo http://www.controlacrisi.org/notizia/Altro/2014/1/15/39016-violetta-puo-nuocere-alla-salute-il-parere-degli-psicologi/

con il contributo di Maria Beatrice Toro.

Scrive Piera Lombardi:

“A differenza degli ‘idoli’ del recente passato, come Hannah Montana, ad esempio, il successo di Violetta si basa su un cocktail di elementi più realistici, che indica una sorta di iper-maturazione delle bambine, oggi in grado di accogliere scenari diversi da quelli della fantasia per buttarsi a capofitto in dinamiche molto simili a quelle della vita reale”.

Nativi digitali e merchandising

“Il successo di Violetta si deve anche all’appeal degli eventi associati: le prime cinematografiche, gli show dal vivo. Il merchandising classico, fatto perlopiù di magliette, zainetti, bambole e accessori per la scuola è stato affiancato alla dimensione interattiva, ormai irrinunciabile. Con l’evento, più che vendere un oggetto, si vende un’ ‘esperienza’ emotivo-relazionale. I nativi digitali colgono il valore aggiunto di questa dimensione e la moltiplicano attraverso la condivisione via smartphone”.

Nel futuro ci possiamo immaginare bambini adultizzati e adulti infantilizzati, sedotti dalla dimensione ludica del vivere. Attualmente, peraltro, le bambine sono molto precoci: l’età delle prime sfide con se stesse si è abbassata. A 8-10 anni hanno gusti musicali precisi, la band preferita, “i poster in cameretta, si preoccupano della linea, dell’abbigliamento e, persino, della loro ‘popolarità’! In Violetta c’è tutto questo: musica, sfida, competizione, intrighi tra amiche, innamoramenti, segreti e famiglie complicate”.

Si tratta di uno schiacciamento generazionale, laddove a bambini cresciuti in fretta si accostano adulti che non sempre hanno il coraggio di porsi come educatori. Presentarsi come compagni di giochi e scorribande consente di evitare il conflitto con i figli, che, però, in balia di se stessi, diventano, specie in adolescenza, facili prede di ansie e dipendenze.

Studentessa vende le sue foto hard…..per necessità?

Al posto del dialogo familiare, del contatto affettivo a volte c’è poco o nulla, e questo nulla viene riempito da cose materiali. Per ottenerli, quante persone sono pronte a mettere in atto comportamenti pieni di cinismo?

Bisogna parlarne, inutile girarsi dall’altra parte per non vedere l’anestesia emotiva da cui intere generazioni sono state colpite o, comunque, lambite, all’insegna del consumismo e di oggetti che sostituiscono gli affetti.

video visibile anche su www.duetc.it 

Come mai alcune adolescenti cadono in situazioni di baby prostituzione?

QUEL GRANDE VUOTO INTERIORE

Come scrive Simone Bruno: “Sono ragazze che hanno da poco solcato l’età dell’adolescenza eppure si mascherano da donne adulte. A sentirle parlare, però, rivelano una certa ingenuità, tipica della loro fase evolutiva (…) Si avventurano nell’esibizione del loro corpo (come le “ragazze doccia” di Milano)oppure vengono coinvolte in giri pericolosi (come le “baby prostitute” di Roma)per ottenere “riconoscimento”, denaro e regali. Ma chi sono queste adolescenti?”

Secondo la prof.ssa Maria Beatrice Toro:

«Le ragazze che mostrano una totale disinibizione sessuale risultano “pseudo-mature”. Per intenderci, sono apparentemente in grado di pensare e progettare, ma, in realtà, si rivelano del tutto incapaci di riflettere e dare un peso alle azioni che compiono. Si tratta di adolescenti piombate in uno stato di “anestesia emotiva”, in cui hanno fatto violenza a sé stesse senza rendersene davvero conto. Sotto c’è un grande vuoto interiore: al posto del dialogo familiare, del contatto affettivo a volte non c’è poco o nulla, e questo nulla viene riempito da comportamenti pieni di cinismo».

E i genitori?

«Maternità, paternità e trascuratezza, o, peggio, sfruttamento sono parole che non vanno affatto d’accordo tra loro. Essere sempre dei veri genitori per i propri figli non è facile: occorre dialogo, contatto, sostegno e, soprattutto, esempio. Oggi le ragazze e i ragazzi sono circondati da adulti che si comportano da ragazzini. Dobbiamo opporci fermamente a questa tendenza e trovare il coraggio di dire ai nostri figli di non aver paura dei loro sentimenti, delle loro emozioni. Dobbiamo insegnar loro a rifiutare il cinismo che a volte il mondo propone senza alcuno scrupolo».

13 novembre 2013 su Famiglia Cristiana

Mamma Adultescente

Aiuto! Quante mamme cercano di stare al passo con le figlie, vestono e parlano allo stesso modo, usano i messaggini con le abbreviazioni e le faccine, vanno dallo stesso parrucchiere, negli stessi negozi… Oggi le mamme di figlie adolescenti sono, ancor più che le ragazze, alla ricerca di un’identità, magari perchè quando le figlie erano piccole hanno rinunciato a passioni, hobby e sogni, perdendo se stesse nel tran tran della quotidianità. Recuperare il tempo perduto è certamente legittimo e anche giusto, purchè non dia fatto a scapito delle ragazze, che attraversano una fase delicata della vita e hanno bisogno di sentirsi uniche. aduOcchio, dunque, a evitare l’effetto “sosia”.  Attenzione anche a non intromettersi perennemente nelle conversazioni delle figlie quando invitano le amiche a cena. I figli hanno bisogno di prendere le distanze dai genitori, contrattare con loro le regole, ma non riescono a farlo quando si trovano di fronte degli pseudo coetanei e non degli antagonisti.

 

Non c’è niente di male a essere una over 40 che non dimostra i suoi anni, ma se si esagera il rischio è di entrare in competizione con la figlia perdendo l’unicità del periodo di vita che sta attorno a questo periodo, quando si sono fatte molte cose importanti (matrimonio, casa, lavoro, figli) e si può finalmente dedicare del tempo a se stesse. Facciamolo in modo furbo, sperimentando cose nuove ma senza azzerare la propria storia di vita. Occorre, infatti, essere in sintonia con se stesse: La Dott.ssa Toro consiglia, dalle pagine di Donna Moderna, di recuperare una passione. Quando sono nati i figli si è rinunciato a una passione? Si sarebbe voluto viaggiare, dipingere, saper restaurare un mobile, andare a cavallo, ballare e non lo si è fatto? E’ arrivato il momento di farlo.

 

clicca su Riflessioni sulla genitorialità

per leggere un contributo di Maria Beatrice Toro per il sito avocealta.com

“Dare delle regole e dei limiti, in un mondo che insegna, perlopiù, eccezioni e trasgressioni, è un compito arduo, anzi, è proprio un mestiere controcorrente”!

“TgTg Telegiornali a confronto” ospita la Dott.ssa Maria Beatrice Toro

Di nuovo ospite di Donatello Vaccarelli alla trasmissione “TgTg telegiornali a confronto”, la Dott.ssa Maria Beatrice Toro, Psicologa e Psicoterapeuta, dopo una breve introduzione al concetto di “Adultescenza” – termine cardine della seconda edizione del libro curato dalla stessa dottoressa Toro e dall’avvocato Ruo – inizia a commentare le principali notizie: i nostri politici sono adultescenti? e lo streaming aiuta davvero la comunicazione politica?

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