Maria Beatrice Toro

Psicologa Psicoterapeuta

Archive for the ‘Infanzia’ Category

Guida alla scelta del centro estivo giusto

Posted by Maria Beatrice Toro su 13 giugno 2017

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Con al chiusura delle scuole i genitori che lavorano tornano a fare i conti con la complessa gestione dei propri figli. Durante la ricerca della soluzione perfetta i genitori si avvalgono di tutti i volontari disposti a fornire un supporto, dalla mamma dell’amichetto che non lavora, alla zia che se ne occupa qualche giorno a settimana e… gli interrogativi che attanagliano le famiglie oscillano tutti attorno agli stessi temi: meglio la parrocchia o il centro estivo? Nonni o baby sitter? Lasciamo che si crogiolino tra videogiochi e tv oppure che siano intrattenuti da centri in cui sono possibili attività sportive e gite al mare?

“Sicuramente – riferisce la Prof.ssa Maria Beatrice Toro al Fatto Quotidiano – nei primissimi giorni di vacanza i bambini hanno bisogno di qualche momento di tranquillità utile per rigenerarsi dagli stress causati dall’ultimo periodo dell’anno che richiede sempre una grande concentrazione e un elevato dispendio di energie; hanno bisogno di rallentare le attività, di annoiarsi un pò e di sperimentare il dolce far niente, magari in compagnia di un amichetto. E’ poi auspicabile, se si ha la possibilità di avvalersi dell’aiuto di nonni attivi e volenterosi, far in modo che i più piccoli trascorrano le proprie giornate all’aperto, magari facendo una gita la mare o in campagna purchè i super nonni in questione non concedano troppi vizi, soprattutto un abuso di cibi e bevande insane o videogame e, soprattutto, abbiano il piacere di portarli fuori e non si sentano sfruttati troppo”.

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In assenza di nonni prodigio però è possibile comunque organizzarsi e scegliere, tra la vastissima gamma di offerte che i centri estivi propongono, quella che meglio si confà alle caratteristiche dei più piccoli quindi continua la Prof.ssa:

“Se il bambino durante l’anno non ha mostrato particolari segni di disagio o difficoltà emotive è possibile optare per un centro estivo generico, magari centrato su attività all’aperto in cui offrire al bambino l’occasione di sperimentare se stesso all’interno di un nuovo gruppo di pari, di fare nuove amicizie e vivere e gestire anche i conflitti in autonomia. D’estate, indipendentemente dalle attività ricreative che si selezionano per i bambini, il tempo è meno incalzante, la giornata è meno strutturata e questo permette di dare ampio spazio al confronto comunicativo e all’aspetto relazionale. Se, al contrario, il bambino è inibito, un pò timido, meglio optare per un luogo in cui le attività siano più strutturate e centrate anche su attività didattiche orientate allo studio di una lingua o a esperienze con la natura. Per un bambino agitato e irruento la scelta potrebbe invece ricadere su centri che vadano maggiormente incontro a questo temperamento, in cui si prediligano le attività sportive, in cui ci siano pochi momenti di pausa e scarse occasioni in cui annoiarsi, meglio ancora ma solo per i più grandini, se si presentano possibilità di dormire qualche notte fuori.”

 

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Una legge a tutela dei bambini

Posted by Maria Beatrice Toro su 17 marzo 2017

La prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite di TV2000 ci sottolinea l’importanza di tutelare l’infanzia e lo fa partendo dal caso di una coppia di Mirabello Monferrato,  “i genitori-nonni” a cui è stata tolta la figlia nata dalla fecondazione assistita solo dopo un mese. Proprio nei giorni scorsi è stata completamente negata alla coppia qualsiasi possibilità di contatto con la piccola che ha passato i primi 7 anni della sua vita tra adozioni temporanee ed assistenti sociali. E ci si chiede quanto l’età dei genitori ( 63 e 75 anni) abbia influito sulla decisione dei giudici. D’altra parte viviamo in una società in cui sempre più spesso i bambini vengono cresciuti dai nonni, che aiutano i genitori costantemente fuori  per lavoro. I nonni rivestono un ruolo importantissimo nella crescita del bambino: non solo perchè  sono più liberi e meno stressati e pressanti, ma anche perchè  danno delle regole fondamentali per il bambino.  Per questi motivi, l’età dei “genitori-nonni” non può essere il solo motivo che ha portato i giudici ad allontanare la piccola.  Ciò che ci manca ma che è necessaria -ci spiega la prof.ssa Toro- è una cultura dell’infanzia. Questa bambina, completamente sradicata dalle sue radici, ha già una storia molto densa nonostante la sua tenerà età, deve essere tutelata ed ha il diritto di conoscere le sue origini quando sarà il momento.

 

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Precarietà: il dramma dei giovani senza futuro

Posted by Maria Beatrice Toro su 15 febbraio 2017

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite su TV2000 per affrontare il delicato tema della precarietà in cui si trovano i giovani di oggi, senza un lavoro e senza un futuro.

Ciò che più colpisce – ci spiega la prof.ssa Toro- è il declino della meritocrazia e di quella che è la normale aspettativa di collocazione lavorativa. Seguendo diversi adolescenti nel suo lavoro, l’esperta ci sottolinea come molto spesso essi vengano cresciuti nel mito di essere speciali ed unici. Fin da piccoli, i genitori, in una spinta narcisistica, cercano nel proprio bambino una diversità, un talento ( che può esserci realmente o anche essere visto solo dalla famiglia) che gli permetta di spiccare sugli altri. In questo modo, il ragazzo impara che se è speciale può farcela nella vita, altrimenti è solo normale, come se la normalità fosse qualcosa di svantaggioso.

Il bambino impara a non tollerare le frustrazioni perchè vive in un modo in cui non si dicono i no. I genitori, ma anche la società tende a perdonargli sempre tutto.

E molto spesso, quando questi bambini diventati adolescenti si trovano di fronte alle frustrazioni del mondo del lavoro rimangono spiazzati ed iniziano a sentirsi inadeguati, sviluppando in alcuni casi sintomi depressivi. Ma d’altra parte- conclude la prof.ssa Toro- i giovani hanno imparato che il loro processo di autonomizzazione è più complicato del passato e non coincide con lavoro-matrimonio. In virtù di questo, molti ragazzi hanno trovato dei nuovi modi eroici di reagire e diventare autonomi, andando ad esempio a vivere insieme ed aiutandosi l’uno con l’altro.

 

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I sogni dei bambini

Posted by Maria Beatrice Toro su 25 gennaio 2017

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Tutti i bambini sognano! Ciò che muta con la crescita non è l’intensità o la frequenza dell’attività onirica ma il contenuto. Fino ai 3 o 4 anni i bambini non sono ancora in grado di sganciarsi dal presente, proporre delle fiabe della buonanotte popolate da mostri potrebbe generare degli stati di ansia o paura che possono essere proiettati nei sogni e rendere il sonno dei nostri bambini meno sereno. Tra i 4 e gli 8 anni nei sogni dei bambini subentrano elementi di quotidianità e il sogno fa emergere la parte istintiva e le eventuali difficoltà relazionali, compaiono le autorità e i temi di sporco e pulito, ordine e disordine. Nel sogno il bambino si sente libero di esprimere l’aggressività, di essere ancora piccolo, di non rispettare le regole. Dagli 8 anni alla pre-adolescenza, invece, il protagonista indiscusso dei sogni è il corpo con la sua metamorfosi: si sogna di essere nudi, di volare o di non controllare la bicicletta. In ognuno di questi casi è buona abitudine invitare i bambini a raccontare i propri sogni; in particolare, se raccontano degli incubi, possiamo aiutarli a superare la paura invitandolo a inventare un nuovo finale oppure a disegnare l’incubo così da poterlo stracciare e buttare via.

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Due principi base del metodo Montessori

Posted by Maria Beatrice Toro su 5 gennaio 2017

1Due tra i  principi di base del metodo Montessori sono stati per me fonte di ispirazione fondamentale nel lavoro psicologico con il bambino.

Questi principi sono: 1. il rispetto per il bambino, 2. la mente assorbente,

Il rispetto per il bambino è la pietra angolare su cui poggia qualunque approccio valido a una persona e in particolare a un minore. Tutti gli strumenti e gli atteggiamenti pedagogici relativi al metodo montessoriano si basano anzitutto sull’assioma del rispetto. Secondo la pedagogista, non è scontato avere la giusta sensibilità per rispettare fino in fondo le caratteristiche psicoemotive di una mente-cuore-anima in formazione. A volte, ad esempio, possiamo addumenre un atteggiamento coercitivo: li costringiamo in modo diretto e indiretto a seguire i nostri ritmi,  senza riguardo verso le loro peculiari esigenze.

Siamo a volte sgarbati o prepotenti con loro, e ci aspettiamo che siano obbedienti, sfruttando il loro naturale istinto all’attaccamento, che poi è una forma di fiducia, affezione, ammirazione. Il paradosso è che ci imitano in ogni caso, non serve essere duri.

Cerchiamo, dunque, di trattarli con rispetto e anche con tutta la gentilezza che vorremmo contribuire a sviluppare in loro (Montessori, 1965). Gli insegnanti mostrano rispetto per i bambini quando li aiutano a  imparare le cose non per loro ma per se stessi.

Quando i bambini hanno la possibilità di effettuare autenticamente delle scelte,  naturalmente commisurate all’età,  possono sviluppare le competenze e le abilità necessarie per un efficace apprendimento di autonomia e autostima positiva. Maria Montessori credeva  che i bambini in qualche modo educassero  se stessi: “Il bambino assorbe conoscenze direttamente nella sua vita. Semplicemente vivendo, il bambino impara a parlare la sua lingua madre ” (Montessori, 1966). Questo è il concetto della mente assorbente.

Montessori ci ha voluto far capire con esempi concreti che i bambini  imparano dal loro ambiente. Sono “nati per imparare”, e imparano perché sono esseri pensanti. Ma ciò che apprendono dipende in gran parte dall’ambiente che gli adulti sanno creare per loro, con le giuste esperienze e sfide da superare.

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Qual’è lo sport più adatto per mio figlio?

Posted by Maria Beatrice Toro su 2 dicembre 2016

Sulla rivista MaireClaire Vanessa Perilli ci aiuta a comprendere come muoverci rispetto al tema dello sport e dell’attività fisica per i più piccoli, intervistando la prof.ssa Maria Beatrice Toro.

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Quando iniziare ? Per quante ore a settimana? Che tipo di attività scegliere: uno sport di squadra o piuttosto un’attività individuale? Sono molte le domande che sorgono spontanee pensando a questo argomento e la prof.ssa Maria Beatrice Toro ci aiuta a comprendere meglio come districarci al meglio tra questi quesiti.

Si può iniziare molto presto ad avvicinare i bambini alle attività sportive, facendolo innanzitutto in maniera informale per poi passare a modalità più strutturate durante la crescita. Ciò che è importante è sempre mantenere l’attenzione su quelli che sono i tempi del bambino, non trascurando quelli che sono  gli altri impegni ( come naturalmente la scuola).

Lo sport- continua la prof.ssa Toro- ha delle potenzialità importantissime per i bambini: oltre agli aspetti salutari e alla dimensione dell’educazione alla competitività (sana, naturalmente), le attività possono permettere ai più piccoli di confrontarsi in un contesto differente da quello familiare o scolastico, con la possibile emergenza di ruoli e vissuti alternativi a quelli usuali.

Per approfondire l’articolo potete consultare il seguente link:

http://www.marieclaire.it/Lifestyle/bambini-scuola-giochi-viaggi/sport-e-bambini-quale-scegliere

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Il silenzio negli abusi sui minori

Posted by Maria Beatrice Toro su 2 dicembre 2016

 

La prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite della trasmissione “Bel tempo si spera” affronta il delicato tema degli abusi sui minori, ricollegandosi alla vicenda di Caivano e al caso della piccola Fortuna.

Ciò che colpisce in queste drammatiche vicende è il potente silenzio che le accompagna: molto spesso, i familiari tendono a tenere nell’ombra ciò che succede per vergogna, per non sentirsi essi stessi macchiati dall’orrore. Nella pedofilia-continua la prof.ssa Toro, troviamo sia la componente del reato sia quella del disturbo psichico quindi, in un male che ha un altissimo tasso di recidiva, sarebbe necessario un intervento a 360°.

Fortunatamente -conclude la prof.ssa Toro- attualmente c’è una cultura dell’infanzia che prima non esisteva e quindi anche una maggiore sensibilità a quelli che sono i temi caldi.

 

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5 nuovi diritti per l’infanzia

Posted by Maria Beatrice Toro su 21 novembre 2016

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L’accelerazione estrema dei tempi del vivere, insieme al senso di precarietà indotto da un clima di crisi generale, sono oggi i maggiori nemici dell’equilibrio e dell’armonia personale. La loro forza si riversa indistintamente su tutte le età della vita, inducendo elevati livelli di stress su individui, famiglie, adolescenti e bambini. Viviamo vite sempre più insostenibili sia dal punto di vista mentale che emotivo.

La cultura della consapevolezza nasce come possibile risposta alle dolorose contraddizioni dell’attuale stile di vita, per celebrare

  • il rispetto di sé e degli altri
  • l’attenzione consapevole
  • la lentezza

come chiavi per riappropriarsi del presente.

La consapevolezza punta a umanizzare il cuore iperattivo della post modernità, quella ansiosa frenesia che sperimentiamo tutti i giorni, essendovi immersi anima e corpo, vagamente coscienti, in particolare, dei danni che lo stress può procurare allo sviluppo cognitivo e affettivo delle nuove generazioni. Il fine di questo manifesto è la promozione di una cultura dei diritti per l’infanzia all’altezza dei tempi. Si tratta di una nuova ecologia della mente, finalizzata a liberare i bambini dalla dittatura della prestazione ad ogni costo, dalla frammentazione delle esperienze e dalla mancanza di privacy, in direzione della sostenibilità, dell’autenticità, della condivisione.

La possiamo riassumere in alcuni diritti fondamentali:

1. Diritto alla presenza consapevole

Ogni bambino ha diritto alla presenza fisica e mentale dei genitori. Ovvero una presenza di qualità, piuttosto che una presenza distratta dalla connessione compulsiva alla sfera lavorativa e dei social media.

2. Diritto alla privacy digitale

Ogni bambino ha il diritto alla tutela della sua immagine. Evitiamo di esporli inutilmente pubblicando fotografie e fatti che li riguardano.

3. Diritto alla lentezza

Ogni bambino ha diritto ai suoi tempi e a fare una cosa per volta. Il monte ore degli impegni extra scolastici non dovrebbe superare le 8-10 ore settimanali. Tra un’attività e l’altra devono essere previsti momenti di pausa in cui “non fare niente di speciale”.

4. Diritto alla condivisione

I bambini devono potersi incontrare tra loro, in casa o fuori, scegliendosi per affinità e passare del tempo insieme condividendo giochi scelti da loro.

5. Diritto ai no

L’educazione è il presupposto dell’integrazione nella comunità. L’adulto ha il dovere di comportarsi in modo maturo piuttosto e insegnare a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato anche attraverso i no.

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Insegna ai figli il bello della mindfulness

Posted by Maria Beatrice Toro su 8 novembre 2016

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Sulla rivista Donna Moderna, la giornalista Silvia Calvi intervista la prof.ssa Maria Beatrice Toro in occasione dell’uscita del suo libro “Mindfulness per crescere. Guida per bambini (e adulti) sotto pressione” nelle librerie dal 9 novembre.

Il libro cerca di rispondere alle difficoltà che affrontano quotidianamente i più piccoli, i cosiddetti nativi digitali che, al pari degli adulti, sono impegnati costantemente in molteplici attività e spesso sopraffatti dalla presenza invadente della realtà digitale. Per far fronte a questi momenti di stress- ci spiega la prof.ssa Toro- è possibile avvalersi degli esercizi di mindfulness, ovvero la pratica che stimola la consapevolezza o quella che viene definita “attenzione sollecita”. Questa disciplina permette a coloro che la praticano di sperimentare serenità, aumentare la concentrazione e cominciare a godere di un tempo prezioso.

Naturalmente gli esercizi proposti dalla prof.ssa Toro nel suo libro sono ideati per rispondere all’età e alle necessità dei più piccoli; non si tratta di attività lunghe ed impegnative e per questo si può approcciare a questo mondo già a partire dai 5 anni. Compito dei genitori è essere presenti in modo autentico: condividendo questi momenti di tranquillità e dolcezza essi possono mostrare ai bambini che si può uscire fuori dal vortice di impegni senza per questo sentirsi annoiati o vuoti.

Grazie alla mindfulness, giorno dopo giorno, pratica dopo pratica, i bambini potranno sentirsi meno spaventati, saranno più dotati di intelligenza emotiva ed impareranno ad apprezzare maggiormente le cose della vita, riuscendo ad abbassare i livelli di stress che possono sovraccaricare la loro quotidianità, riappropriandosi della spensieratezza tipica della loro età.

 

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Terremoto centro Italia: come gestire l’angoscia dei bambini

Posted by Maria Beatrice Toro su 4 novembre 2016

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Le continue scosse di terremoto nel centro Italia non stanno mettendo in ginocchio solo il Paese ma stanno devastando gli animi di tutti, soprattutto dei bambini. Sono impauriti, preoccupati, stanchi, instabili soprattutto dal punto di vista emotivo.

Compito degli adulti, in questa situazione così delicata, è rassicurare i bambini e aiutarli a gestire la paura e l’angoscia che provano. Devono riuscire a mantenere la calma, a controllare le espressioni del volto cercando di far trapelare il meno possibile la paura che anch’essi, inevitabilmente, avvertono. Questo perchè, soprattutto i più piccolini, regolano se stessi e il proprio sentire in base a quanto percepiscono dall’adulto, danno significato agli eventi che gli capitano attraverso l’adulto e, in futuro, avranno maggiormente impresse le reazioni, per esempio di nonni e genitori, piuttosto che le immagini dell’evento in sé. E’ fondamentale lasciare che i bambini esprimano a parole cosa hanno capito rispetto alla vicenda che stanno vivendo e quello che stanno provando. L’adulto deve offrire al bambino una presenza attenta e autentica, evitare che i bambini apprendano notizie o informazioni dalla televisione e rassicurarli sul fatto che qualora ci fossero altre scosse, loro saranno al sicuro perchè gli adulti li proteggeranno.

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