Il profumo è sempre più centrale nella vita quotidiana: non è solo un vezzo estetico, ma un mezzo per esprimere sé stessi, un rituale di benessere e, secondo le più recenti tendenze olfattive, anche uno strumento per stimolare l’umore, l’autostima e persino il desiderio. Tuttavia, nonostante il boom del settore e l’evoluzione scientifica che accompagna molte fragranze contemporanee, non tutti riescono ad apprezzare questa esperienza sensoriale. Anzi, per alcune persone, il profumo può essere motivo di fastidio, disagio o rifiuto. La ragione di questa distanza non risiede semplicemente nella fragranza in sé, ma nel modo in cui l’olfatto elabora ciò che percepisce.

Secondo Maria Beatrice Toro, la percezione degli odori è strettamente legata alla memoria emotiva. Ogni odore viene processato dal cervello attraverso il filtro delle esperienze personali, motivo per cui la stessa fragranza può risultare piacevole per qualcuno e sgradevole per qualcun altro. Anche note olfattive considerate “facili” o fresche possono scatenare reazioni negative, se collegate a ricordi spiacevoli o sensazioni passate.
In alcuni casi, però, il rifiuto verso il profumo può avere basi fisiologiche più marcate. È il caso dell’osmofobia, una condizione in cui certi odori generano reazioni fisiche come mal di testa, nausea o irritabilità. Qui lo stimolo olfattivo viene vissuto dal cervello come una minaccia, attivando una risposta di difesa. Esiste anche l’hiperosmia, un’ipersensibilità agli odori che rende ogni fragranza percepita in modo amplificato, fino a diventare intollerabile. E non sono da escludere altri fattori, come allergie, stati infiammatori o squilibri ormonali, che possono alterare temporaneamente la capacità di percepire e gestire certi odori.
Al di là degli aspetti fisiologici, la psicologa sottolinea anche un’altra possibilità: alcune persone scelgono consapevolmente di non indossare profumo. Per loro, l’odore naturale della pelle rappresenta un’espressione autentica dell’identità, e l’idea di coprirlo con una fragranza artificiale non è desiderabile. In altri casi, semplicemente, si verifica un mutamento del gusto olfattivo nel tempo: ciò che prima piaceva può diventare improvvisamente troppo intenso, o non rispecchiare più chi si è diventati.
La sensibilità all’olfatto, infatti, è dinamica e soggetta a cambiamenti legati all’età, allo stato emotivo o a momenti particolari della vita. Questo spiega perché il nostro rapporto con i profumi non sia mai fisso o assoluto, ma evolva con noi.
Se un profumo non piace, non è detto che sia “troppo forte” o “mal fatto”. Piuttosto, è probabile che entri in collisione con qualcosa di profondo, legato alla memoria, alla biologia o alla percezione individuale. E in un mondo dove tutto è sempre più personalizzato, anche la libertà di rifiutare una fragranza – per scelta o per necessità – merita di essere ascoltata e rispettata.


