Maria Beatrice Toro

Psicologa Psicoterapeuta

Primavera tra ansie e sbalzi umorali

Posted by Maria Beatrice Toro su 11 aprile 2017

L’arrivo della bella stagione porta con sè numerosi mutamenti che si verificano sia a livello ambientale che a livello fisiologico. Da una parte l’organismo viene influenzato dall’incremento della luminosità, dalla repentine variazioni della temperatura e della pressione atmosferica, dall’altra il cervello, per reagire, rilascia ormoni che consentono di farci adattare a questa situazione. Tutto ciò potrebbe avere delle ripercussioni sull’umore e sulla capacità di concentrazione. E’ proprio per questi motivi che, con l’arrivo della primavera, sarebbe consigliabile allentare la morsa dell’ansia e provare a sostenere l’umore. Per farlo ci sono alcune attività che è possibile intraprendere e trasformare in buone abitudini…

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Padri che uccidono

Posted by Maria Beatrice Toro su 11 aprile 2017

Dopo le terribili vicende di cronaca cui abbiamo assistito nei giorni scorsi che hanno colpito Trento, Conegliano a Treviso e Volterra, la Prof.ssa Toro, ospite della trasmissione “Nel cuore dei giorni”, prova a spiegare insieme alla conduttrice Lucia Ascione, cosa porta alcuni padri a porre fine alla propria vita e, soprattutto, a quella dei propri figli.

Secondo la Prof.ssa, quando si parla di una violenza così efferata, sono da escludere il raptus o la follia omicida perché, qualunque sia il movente di queste tragedie, ci sarebbe sempre la possibilità di fare una scelta diversa o di tornare indietro e questi uomini, vinti dalla disperazione e dalla rabbia, lucida e distruttiva, non l’hanno fatto e hanno deciso di portarsi dietro le creature cui hanno dato la vita…i propri figli.

Le motivazioni che possono spingere i padri a compiere tali violenze possono essere, nei casi di separazioni estremamente conflittuali, l’idea che se ci si suicida ma si lasciano i figli in vita si fa “vincere” l’ex moglie dandogli una soddisfazione. Il suicidio, in questi casi, coinciderebbe con l’uscita di scena e ciò significherebbe lasciare l’ex moglie libera di agire e di vivere serenamente la propria vita. La morte del figlio, dunque, all’interno di questo scenario, viene a configurarsi come un terribile atto di aggressione prima contro la donna, ex moglie e madre disperata privata del proprio figlio, e poi contro il figlio stesso che viene vissuto solo come un mero strumento tramite cui far passare l’aggressività. Un altra motivazione potrebbe essere che la persona tende ad associare una difficoltà personale, un fallimento, alla morte:”Se fallisco allora muoio!”. La morte sembra essere l’unico modo per porre rimedio al dramma interiore che la persona sta vivendo. In questo tremendo scenario si fa strada l’idea che per sistemare le cose è opportuno uccidere anche i figli così da porre la parole definitivamente “fine” al disastro creato. Il fallimento, invece, fa parte della vita, non è necessario vivere la vita sempre sulla cresta dell’onda, fallire una volta non significa essere un fallito, non è un destino, si può sempre tornare indietro e recuperare un filo di speranza.

 

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Genitori nonni: quali rischi per i bambini?

Posted by Maria Beatrice Toro su 29 marzo 2017

I cambiamenti che la società ha subito negli ultimi decenni hanno investito anche un momento della vita molto delicato: la maternità e la paternità. Viviamo in un epoca in cui le tecniche di procreazione  sono talmente evolute che consentono di diventare genitori anche in età molto avanzata.

Ma dal punto di vista psicologico, cosa comporta nei bambini crescere con dei “genitori nonni”?

Secondo la prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite della trasmissione “Torto o Ragione” in onda ogni giorno su Rai Uno, per i bambini non è rischioso avere dei “genitori nonni”, questo almeno finchè non si trovano a doversi affacciare alla fase adolescenziale. Un genitore adulto cresce il proprio figlio con una maggiore presenza, sia fisica che mentale, con dedizione, con attenzione poichè si trova in una fase della vita in cui è libero da una serie di incombenze e doveri lavorativi, si spende meno nella carriera dedicandosi maggiormente al proprio nucleo familiare. Il bambino, da piccolo, beneficia di questa esclusività e vive la situazione familiare con assoluta serenità, scevro da qualunque forma di pregiudizio perchè la famiglia in cui è cresciuto, indipendentemente dall’età dei genitori, è la sua normalità. Crescendo, però, si trova a dover fare i conti con una questione particolare che viene a presentarsi proprio quando arriva il momento di ribellarsi al proprio genitore. L’adolescente deve crescere anche prendendo le distanze dalla  figura che gli ha dedicato tutto il suo tempo, offerto una presenza autentica, che lo ha cresciuto con amore e devozione. Il ragazzo, infatti, potrebbe essere restio al conflitto poichè paralizzato dalla sua coscienza, bloccato dall’immagine che ha del suo genitore, dalla percezione che ha sviluppato. Potrebbe vederlo infatti come un anziano, come una figura troppo grande per lui, intuirne le debolezze, le fragilità e faticare dunque ad opporsi, ponendo così degli argini importanti a una fase della vita che in realtà è indispensabile per la crescita e per lo sviluppo dell’identità.

Stanno nascendo tante forme di famiglia, tante nuove normalità – continua la Prof.ssa Toro – ma questo non deve essere gravare sui figli. In questo momento di forti cambiamenti familiari ciò che dovrebbe rimanere immutato è l’idea di genitore inteso come figura necessaria a uno sviluppo sano ed equilibrato del bambino. Quando le famiglie sono capovolte e si vivono i ruoli genitoriali fuori tempo, perchè magari i genitori sono sempre fuori per lavoro e i figli vengono cresciuti dai nonni, ciò che sembra necessario fare è darsi una lista di priorità- continua la prof.ssa Toro.

E’ importante che il bambino riesca a percepire che il genitore ha una “bussola” che gli consenta di orientarsi e che sia in grado di spiegargli perchè è assente. In queste situazioni i nonni sono molto di aiuto, nel supportare sia i propri figli, che i propri nipoti. Tutto ciò rappresenta un patrimonio irrinunciabile, pertanto ben vengano tutti i “genitori sociali” tra cui nonni, zii, tate, anche se è importante che la presenza del genitore non venga meno per uno sviluppo armonico del bambino.

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La ricetta della felicità

Posted by Maria Beatrice Toro su 27 marzo 2017

Spesso le persone pensano che per essere felici debbano necessariamente raggiungere un obiettivo, che sia una conquista personale, una promozione lavorativa o una realizzazione a livello familiare come il matrimonio o un figlio…in realtà – sostiene Beatrice Toro – non è importante ciò che si raggiunge quanto piuttosto riuscire portare avanti delle azioni valide e acquisire la consapevolezza che si può essere felici in ogni momento della vita indipendentemente dai traguardi e dagli obiettivi che sono stati raggiunti o si sono mancati.

A livello psicologico la felicità si compone di alcuni ingredienti quali per esempio il senso di sicurezza. Non si riesce a essere felici, lieti, produttivi o a desiderare di progettare se non ci si sente veramente al sicuro. La sensazione di essere al sicuro può derivare anche dalla consapevolezza di sentirsi parte integrante di un gruppo e di percepirsi come elementi importanti all’interno di questa piccola realtà sociale, che sia un gruppo reale o virtuale.

E’ sempre bene ricordarsi che la vita è adesso, non era ieri e non sarà domani ma è ora, e per godere delle bellezze che ha in serbo per ognuno, va vissuta momento per momento. Per essere felici è importante vivere il momento presente, così come è, assaporando l’unicità con cui si presenta, vivendone la vera essenza e provando, se possibile, a essere grati per quanto ci capita senza desiderare necessariamente altro…la mente infelice è una mente distratta che non coglie l’essenza dell’adesso perchè altrove, non è presente a se stessa, è una mente disconnessa dal cuore.

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Ora legale: gli effetti sulla mente e sul corpo

Posted by Maria Beatrice Toro su 21 marzo 2017

Cosa accade a mente corpo quando inizia la “bella stagione”? Per quali motivi sintomi di ansia, instabilità dell’umore, spossatezza, si presentano o si accentuano proprio con l’inizio della primavera?

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Secondo la psicoterapeuta Maria Beatrice Toro “A causa dell’allungamento delle giornate il corpo ha bisogno di tanta energia in più: adrenalina e cortisolo vengono rilasciati in misura maggiore nel circolo sanguigno e, oltre a una certa eccitazione, portano tensione e nervosismo. In questo periodo diventa importante sostenere l’umore e allentare la pressione dell’ansia con semplici comportamenti salutari: una maggiore assunzione di liquidi, più varietà e colori a tavola e indosso, tante passeggiate all’aria aperta, meglio se di primo mattino e con il cellulare spento. Gli effetti benefici ci accompagneranno per tutto il giorno – e concluce – non dimentichiamo, neppure, di prenderci cura della mente: io consiglio la meditazione mindfulness e, in questo periodo, la pratica della meditazione camminata, da fare scalzi, ascoltando tutte le sensazioni che provengono dalle piante dei piedi. Si può fare anche a casa e calma i pensieri negativi”.

Per approfondimenti visita i siti http://www.senzaeta.it/quotidiano-della-salute/primavera-occhio-agli-sbalzi-dumore e pianetasaluteonline.com

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Una legge a tutela dei bambini

Posted by Maria Beatrice Toro su 17 marzo 2017

La prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite di TV2000 ci sottolinea l’importanza di tutelare l’infanzia e lo fa partendo dal caso di una coppia di Mirabello Monferrato,  “i genitori-nonni” a cui è stata tolta la figlia nata dalla fecondazione assistita solo dopo un mese. Proprio nei giorni scorsi è stata completamente negata alla coppia qualsiasi possibilità di contatto con la piccola che ha passato i primi 7 anni della sua vita tra adozioni temporanee ed assistenti sociali. E ci si chiede quanto l’età dei genitori ( 63 e 75 anni) abbia influito sulla decisione dei giudici. D’altra parte viviamo in una società in cui sempre più spesso i bambini vengono cresciuti dai nonni, che aiutano i genitori costantemente fuori  per lavoro. I nonni rivestono un ruolo importantissimo nella crescita del bambino: non solo perchè  sono più liberi e meno stressati e pressanti, ma anche perchè  danno delle regole fondamentali per il bambino.  Per questi motivi, l’età dei “genitori-nonni” non può essere il solo motivo che ha portato i giudici ad allontanare la piccola.  Ciò che ci manca ma che è necessaria -ci spiega la prof.ssa Toro- è una cultura dell’infanzia. Questa bambina, completamente sradicata dalle sue radici, ha già una storia molto densa nonostante la sua tenerà età, deve essere tutelata ed ha il diritto di conoscere le sue origini quando sarà il momento.

 

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Il silenzio è sempre d’oro?

Posted by Maria Beatrice Toro su 2 marzo 2017

Di fronte alle situazioni più delicate siamo tentati di rimanere in silenzio e lasciar correre. Eppure, in alcuni casi, esporsi e dire ciò che si pensa può fare bene a noi stessi e agli altri.

Parlare è sempre più difficile che tacere – ci spiega la prof.ssa Maria Beatrice Toro in downloadun’intervista di Silvia Calvi sulla rivista Confidenze. Abbiamo spesso paura dei conflitti e facciamo di tutto per evitarli: per questo rimanere in silenzio sembra essere la soluzione più facile. Naturalmente, è importante il modo in cui ci si esprime- continua l’esperta- perchè bisognerebbe farlo a mente fredda per non rischiare di esplodere come una bomba e gettare accuse pesanti, difficilmente recuperabili.

Ma come comportarci nella vita di tutti i giorni? Meglio tacere o parlare in queste situazioni delicate?

Nei piccoli soprusi quotidiani (ad esempio per strada) è meglio parlare e prendere una posizione- ci spiega la prof.ssa Toro. L’importante è esprimersi con calma e senza aggredire l’altro. Restando in silenzio e girando la testa dall’altra parte, commetteremo un gesto di vigliaccheria che piano piano abbasserà la nostra autostima, facendo  crescere sensi di colpa e sensazioni di inadeguatezza.

E nella relazione di coppia? Molto spesso quando la donna ha dei sospetti che qualcosa non squillo_stanza_847710va preferisce tacere e confidarsi con le amiche. In questo modo, però, un fatto intimo e privato finisce per diventare un caso in cui ognuno deve dare il suo parere ed il suo consiglio. Sarebbe importante invece parlare- ci spiega l’esperta- ed approcciare il discorso con frasi che esprimano i propri sentimenti, in modo da permettere all’altro di fare lo stesso.

Lo stesso vale per il nostro mondo lavorativo, come quando  abbiamo la sensazione che i nostri sforzi non vengono riconosciuti dal nostro capo. Anche in questo caso è meglio parlare piuttosto che tacere- conclude la prof.ssa Toro. Non affrontare la situazione potrebbe far nascere in noi rabbia e rancore che potrebbero far diminuire la motivazione al lavoro. In questo modo potremmo iniziare a trascurare gli incarichi assegnati o a fare dei piccoli dispetti e ciò non porterebbe a nulla di buono.

Pertanto, parlando ed esprimendoci (sempre con modo e maniere) avremmo sicuramente dei risultati migliori.

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Superare il confine della comfort zone

Posted by Maria Beatrice Toro su 23 febbraio 2017

Molte persone, istintivamente, tendono a vivere la propria vita e le proprie relazioni all’interno della comfort zone, ovvero in una situazione in cui si sentono a proprio agio, si sentono sicuri di sè e sperimentano una tranquillità che gli consente di evitare ogni forma di stress, ansia o paura. In realtà, spiega Beatrice Toro ai microfoni di Radio Capital, seppur naturale, non bisogna sostare troppo a lungo nella zona di comfort perchè potrebbe trasformarsi in una gabbia paralizzante che finirà per precludere ogni opportunità. Andando oltre le abitudini si dà voce alla creatività, si consente alle energie di mettersi in movimento nel corpo, di trasformare la paura e l’ansia, che si attivano di fronte a una “nuova situazione”, in motori che permettono di andare oltre i limiti e raggiungere, ove possibile, dei successi o scoprire nuove risorse di cui ancora non si è consapevoli.

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Precarietà: il dramma dei giovani senza futuro

Posted by Maria Beatrice Toro su 15 febbraio 2017

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite su TV2000 per affrontare il delicato tema della precarietà in cui si trovano i giovani di oggi, senza un lavoro e senza un futuro.

Ciò che più colpisce – ci spiega la prof.ssa Toro- è il declino della meritocrazia e di quella che è la normale aspettativa di collocazione lavorativa. Seguendo diversi adolescenti nel suo lavoro, l’esperta ci sottolinea come molto spesso essi vengano cresciuti nel mito di essere speciali ed unici. Fin da piccoli, i genitori, in una spinta narcisistica, cercano nel proprio bambino una diversità, un talento ( che può esserci realmente o anche essere visto solo dalla famiglia) che gli permetta di spiccare sugli altri. In questo modo, il ragazzo impara che se è speciale può farcela nella vita, altrimenti è solo normale, come se la normalità fosse qualcosa di svantaggioso.

Il bambino impara a non tollerare le frustrazioni perchè vive in un modo in cui non si dicono i no. I genitori, ma anche la società tende a perdonargli sempre tutto.

E molto spesso, quando questi bambini diventati adolescenti si trovano di fronte alle frustrazioni del mondo del lavoro rimangono spiazzati ed iniziano a sentirsi inadeguati, sviluppando in alcuni casi sintomi depressivi. Ma d’altra parte- conclude la prof.ssa Toro- i giovani hanno imparato che il loro processo di autonomizzazione è più complicato del passato e non coincide con lavoro-matrimonio. In virtù di questo, molti ragazzi hanno trovato dei nuovi modi eroici di reagire e diventare autonomi, andando ad esempio a vivere insieme ed aiutandosi l’uno con l’altro.

 

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Trappole tese in rete

Posted by Maria Beatrice Toro su 14 febbraio 2017

Nella società post moderna molti individui conducono una vita che si muove tra due mondi: il reale e il virtuale. Ciò comporta, nella maggior parte dei casi, la presenza di due identità, quella che si manifesta online e quella che si palesa offline, queste due identità non sempre coincidono. L’identità reale si costruisce attraverso il nostro modo di raccontarci, i ruoli che ricopriamo nei vari ambiti della nostra vita, il lavoro e le relazioni face to face che abbiamo. Una parte del nostro sè, però, si è spostata online pertanto, come esistiamo nel mondo reale, esistiamo anche nel mondo virtuale in cui ci esprimiamo, per esempio, attraverso i profili dei vari social. Proprio sui social postiamo informazioni che ci riguardano, condividiamo foto, esprimiamo stati d’animo, emozioni, pensieri, nella convinzione di esprimerci all’interno di un luogo sicuro, protetto, emotivamente caldo, senza renderci conto che si è, in realtà, in un luogo pubblico in cui tutti hanno libero accesso a quello che decidiamo di rendere noto. In questi scenari si stagliano sempre più frequentemente truffe e inganni finalizzati a estorcere denaro oppure, ancor peggio, dati sensibili o foto di minori.

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