Quanto è ampia la tua comfort zone?

 

Le cose belle accadono un passo oltre la paura!

Non tutti amano affrontare i cambiamenti, anche se portano con sè il raggiungimento di importanti obiettivi personali, non tutti sono disposti ad uscire dalla “comfort zone” all’interno della quale si sentono sicuri, competenti e protetti. Queste persone si muovono in una zona di comfort non molto ampia, desiderano tenere tutto sotto controllo, sono molto restii a vivere esperienze forti…fate attenzione però perchè questo atteggiamento rigido, a lungo andare, finirà per essere limitante…provate piuttosto a dare fiducia alla vita e a sperimentare nuovi fronti iniziando dall’accettazione di piccole sfide!

A volte, infatti, è solo abbandonando momentaneamente questa condizione di tranquillità che si può dare voce alle proprie potenzialità e raggiungere livelli sempre più importanti di crescita personale. Solo chi ha già provato, nel corso della propria vita, a esplorare territori meno noti può testimoniare che solo mettendosi alla prova accadono le cose più incredibili e si riesce a tirare fuori il meglio, a volte anche con stupore…poichè non ci si aspettava di possedere tali qualità e competenze! Si tratta di persone che accolgono la sfida e anche se può essere fonte di ansia la riescono a superare e trasformare in un motore attivante.

Infine, ci sono persone che colgono tutte le occasioni che la vita offre e cercano il cambiamento poichè fonte di vitalità. Vivono la competizione come uno stimolo e anche nelle relazioni amano andare contro gli schemi…mostrando un atteggiamento anticonformista!

Fai il test e vedi a quale profilo appartieni…

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Primavera tra ansie e sbalzi umorali

L’arrivo della bella stagione porta con sè numerosi mutamenti che si verificano sia a livello ambientale che a livello fisiologico. Da una parte l’organismo viene influenzato dall’incremento della luminosità, dalla repentine variazioni della temperatura e della pressione atmosferica, dall’altra il cervello, per reagire, rilascia ormoni che consentono di farci adattare a questa situazione. Tutto ciò potrebbe avere delle ripercussioni sull’umore e sulla capacità di concentrazione. E’ proprio per questi motivi che, con l’arrivo della primavera, sarebbe consigliabile allentare la morsa dell’ansia e provare a sostenere l’umore. Per farlo ci sono alcune attività che è possibile intraprendere e trasformare in buone abitudini…

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La ricetta della felicità

Spesso le persone pensano che per essere felici debbano necessariamente raggiungere un obiettivo, che sia una conquista personale, una promozione lavorativa o una realizzazione a livello familiare come il matrimonio o un figlio…in realtà – sostiene Beatrice Toro – non è importante ciò che si raggiunge quanto piuttosto riuscire portare avanti delle azioni valide e acquisire la consapevolezza che si può essere felici in ogni momento della vita indipendentemente dai traguardi e dagli obiettivi che sono stati raggiunti o si sono mancati.

A livello psicologico la felicità si compone di alcuni ingredienti quali per esempio il senso di sicurezza. Non si riesce a essere felici, lieti, produttivi o a desiderare di progettare se non ci si sente veramente al sicuro. La sensazione di essere al sicuro può derivare anche dalla consapevolezza di sentirsi parte integrante di un gruppo e di percepirsi come elementi importanti all’interno di questa piccola realtà sociale, che sia un gruppo reale o virtuale.

E’ sempre bene ricordarsi che la vita è adesso, non era ieri e non sarà domani ma è ora, e per godere delle bellezze che ha in serbo per ognuno, va vissuta momento per momento. Per essere felici è importante vivere il momento presente, così come è, assaporando l’unicità con cui si presenta, vivendone la vera essenza e provando, se possibile, a essere grati per quanto ci capita senza desiderare necessariamente altro…la mente infelice è una mente distratta che non coglie l’essenza dell’adesso perchè altrove, non è presente a se stessa, è una mente disconnessa dal cuore.

Superare il confine della comfort zone

Molte persone, istintivamente, tendono a vivere la propria vita e le proprie relazioni all’interno della comfort zone, ovvero in una situazione in cui si sentono a proprio agio, si sentono sicuri di sè e sperimentano una tranquillità che gli consente di evitare ogni forma di stress, ansia o paura. In realtà, spiega Beatrice Toro ai microfoni di Radio Capital, seppur naturale, non bisogna sostare troppo a lungo nella zona di comfort perchè potrebbe trasformarsi in una gabbia paralizzante che finirà per precludere ogni opportunità. Andando oltre le abitudini si dà voce alla creatività, si consente alle energie di mettersi in movimento nel corpo, di trasformare la paura e l’ansia, che si attivano di fronte a una “nuova situazione”, in motori che permettono di andare oltre i limiti e raggiungere, ove possibile, dei successi o scoprire nuove risorse di cui ancora non si è consapevoli.

Precarietà: il dramma dei giovani senza futuro

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite su TV2000 per affrontare il delicato tema della precarietà in cui si trovano i giovani di oggi, senza un lavoro e senza un futuro.

Ciò che più colpisce – ci spiega la prof.ssa Toro- è il declino della meritocrazia e di quella che è la normale aspettativa di collocazione lavorativa. Seguendo diversi adolescenti nel suo lavoro, l’esperta ci sottolinea come molto spesso essi vengano cresciuti nel mito di essere speciali ed unici. Fin da piccoli, i genitori, in una spinta narcisistica, cercano nel proprio bambino una diversità, un talento ( che può esserci realmente o anche essere visto solo dalla famiglia) che gli permetta di spiccare sugli altri. In questo modo, il ragazzo impara che se è speciale può farcela nella vita, altrimenti è solo normale, come se la normalità fosse qualcosa di svantaggioso.

Il bambino impara a non tollerare le frustrazioni perchè vive in un modo in cui non si dicono i no. I genitori, ma anche la società tende a perdonargli sempre tutto.

E molto spesso, quando questi bambini diventati adolescenti si trovano di fronte alle frustrazioni del mondo del lavoro rimangono spiazzati ed iniziano a sentirsi inadeguati, sviluppando in alcuni casi sintomi depressivi. Ma d’altra parte- conclude la prof.ssa Toro- i giovani hanno imparato che il loro processo di autonomizzazione è più complicato del passato e non coincide con lavoro-matrimonio. In virtù di questo, molti ragazzi hanno trovato dei nuovi modi eroici di reagire e diventare autonomi, andando ad esempio a vivere insieme ed aiutandosi l’uno con l’altro.

 

XVI Simposio Internazionale EWODOR

– Il modello di comunità terapeutica come strumento di empowerment –

Il simposio si terrà a Roma in P.zza delle Vaschette, 101 il 22/23 Settembre 2016 presso la Libera Università Maria Ss. Assunta, Dipartimento di Scienze Umane.

Durante il simposio ci saranno numerosi workshop di illustri relatori che presenteranno studi e ricerche qualitative e quantitative, report aggiornati sulle strategie adottate dai vari Paesi e numerosi contributi inerenti i temi del Simposio.

Il Simposio si rivolge a docenti universitari, ricercatori, dottorandi e professionisti che operano nel campo delle dipendenze.

E’ possibile prendere visione del programma al seguente link http://www.dianova.it/ewodorsymposiumrome/index.php/it/programma

“Nativi digitali: conoscerli, capirli, crescere con loro”

Venerdì 15 aprile alle ore 19,00 presso il Teatro della Parrocchia di San Bernardo, la psicologa e psicoterapeuta Maria Beatrice Toro incontrerà genitori e formatori per aiutarli a conoscere e comprendere meglio la generazione dei nativi digitali.

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Per ulteriori informazioni clicca sul link http://www.sanbernardoparrocchia.it/nativi-digitali-conoscerli-capirli-crescere-con-loro/

Cosa ha realmente ucciso Luca Varani?

Il poliabuso di sostanze e alcool altera la mente e aiuta a eliminare ogni freno inibitorio.

Follia a due: ecco cosa c’è dietro a un delitto a sfondo sessuale

«Ci chiediamo quale ruolo abbia giocato l’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool, una prassi diffusa –purtroppo- tra non pochi ventenni dall’identità problematica e in fuga dalla realtà» commenta Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta, docente di psicologia di comunità presso la Libera Università Maria Santissima Assunta.

«Cocaina e superalcolici alterano la mente – ma qui il poliabuso sembra essere stato portato avanti lucidamente, proprio per darsi il coraggio di mettere in atto il sadico omicidio di Luca Varani. Entrati in una realtà parallela, la violenza ne è stata potenziata in modo parossistico. La morte, però, è reale, non si cancella cambiando canale o spegnendo un videogioco». In questa storia raccapricciante, della quale restano da chiarire ancora molti particolari (incluso quello circa il numero, e i nomi,  delle persone effettivamente coinvolte), l’assunzione di droga assume dunque un ruolo centrale. «Mescolata all’alcool, ha fatto crollare ogni freno inibitorio e liberato gli istinti aggressivi più profondi che, forse, i due avrebbero potuto reprimere se fossero stati lucidi» continua l’esperta. Ma non basta. Questa vicenda si inserisce nella lunga e crudele storia delle coppie omicide con movente sadico sessuale. Rosemary e Fred West sono un esempio di  l’antecedente storico.

«La cornice in cui questa vicenda, al di là delle considerazioni sociali ed esistenziali che possono essere fatte, si inserisce nella casistica del  delitto a sfondo sessuale. Dunque, dato il piacere che il criminale ne trae, un reato che è considerato ad alto rischio serialità, come tutti i gesti sadici compiuti dai sex offenders.  Non a caso la criminologia di questa brutta storia ricorda, drammaticamente, il modus operandi del massacro del Circeo: quella notte, come ora,  si è giocato al gioco della morte: in un contesto eterosessuale, nel primo caso, bisessuale e gender fluid nel secondo. È molto importante, allora, non fare degli imputati due star dell’orrore, ma partire da questo delitto per aprire uno spazio di riflessione».

L’intero articolo, pubblicato dalla giornalista Silvia Calvi su donnamoderna.com è dispnibile al seguente link  –  http://m.donnamoderna.com/attualita/luca-varani-omicidio-collatino-roma-droga-alcol-delitto-sfondo-sessuale

Collatino: un omicidio a sfondo sessuale

Mentre conosciamo di più lo scenario dell’omicidio al Collatino, anche attraverso l’agghiacciante verbale dell’interrogatorio di Marco Prato, uno dei due killer di Luca Varani, ci chiediamo quale ruolo abbia giocato il poliabuso di sostanze e alcool continuativo in cui ragazzi dall’identità problematica si buttano pur di fuggire dalla realtà. E ne creano un’altra, parallela, aizzati dalla violenza che li ha posseduti. La morte, però, è reale, non si cancella cambiando canale, spegnendo un videogioco o abbandonando il party. In questa raccapricciante vicenda, infatti, l’omicidio matura all’interno di un party chimico in cui sesso e droga si mescolano generando un cocktail letale costato la vita a un ventitreenne. Le sostanze stupefacenti assunte dai due, in questo caso, hanno avuto un ruolo cruciale contribuendo a generare una disinibizione sessuale e a scatenare gli istinti aggressivi più profondi. Elementi, questi ultimi, che si sarebbero potuti contenere o reprimere senza il potente effetto del poliabuso di sostanze che ha evidentemente contribuito a rendere i due più audaci e meno sensibili.

La cornice in cui questa vicenda si inserisce – continua la Prof.ssa Toro intervistata ai microfoni di teleradiostereo – al di là delle considerazioni esistenziali, è quella di un delitto a sfondo sessuale. Dunque, visto il piacere che il criminale ne trae e data l’incapacità di provare pietà per la vittima, un reato ad alto rischio di serialità.

Questa storia ricorda – troppo- il modus operandi nel massacro del Circeo.

Fondamentale, allora, non fare degli imputati due star dell’orrore: meglio aprire uno spazio di riflessione.

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