Camminare per ritrovare la serenità e guadagnare autostima

da un articolo di Lorenza Guidotti

Salute ed equilibrio interiore sono legate da un filo rosso che si chiama meditazione camminata.

L’arte della mindfulness on the road, come l’ha definita Maria Beatrice Toro, psicoterapeuta, direttrice della Scuola di specializzazione Scint e istruttrice di protocolli MBCT nel libro appena arrivato in libreria: Cammini di consapevolezza. «Di mindfulness si è scritto tanto, esiste una letteratura scientifica ormai quarantennale, spiega la psicoterapeuta. E dal 2014, anno in cui il settimanale Time gli ha dedicato la copertina, abbiamo assistito a una vera e propria esplosione di popolarità di questa disciplina: attualmente, la seguono più di 20 milioni gli americani e anche in Europa il numero di praticanti è in continuo aumento.

Perché proprio la camminata?

«È un tratto distintivo degli ominidi: il nostro essere bipedi ci ha permesso di distinguerci dagli altri mammiferi superiori e di sviluppare il cervello e il linguaggio. Muovendoci, passo dopo passo, non solo esploriamo il mondo, ma prendiamo coscienza di sé e capiamo quanto questa attività sia benefica per il benessere di corpo e mente», continua la dottoressa Toro.

La meditazione dinamica

Come si fa perciò a trasformare una sequenza di passi in una pratica meditativa? Il punto è proprio questo: questa tecnica è una camminata che non arriva da nessuna parte. «Si tratta di portare l’attenzione sulle piante dei piedi e mettersi in ascolto delle sensazioni che arrivano, senza badare al ritmo (può essere lento o veloce)», prosegue l’esperta.

Anche se non hai mai meditato, puoi iniziare con il file audio: www.mindfulnessinterpersonale. com Beatrice Toro.

Passeggiare con le difficoltà

La forza trasformativa di questa pratica è che, abituandoci a stare sulle sensazioni del corpo, impariamo anche a osservare le avversità che stiamo vivendo in modo diverso. Ovviamente, non esiste nessuna bacchetta magica: semplicemente si tratta di un addestramento emotivo che ci permette di cambiare prospettiva. «Ma a lungo andare, questo training ci permette di vedere in modo più chiaro come funzioniamo proprio durante le difficoltà e ci aiuta a capire quali sono le reazioni che mettiamo in atto in modo automatico.

Il risultato? “Impariamo a scoprire le nostre risorse e a metterle in campo in modo creativo,diventiamo, in poche parole, il migliore problem solver di noi stessi, e ne guadagnano autostima e sicurezza.

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