Liberiamoci dallo stress con la mindfulness

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In una società come la nostra, dove si è costantemente in movimento, divisi tra mille impegni ed attività, è inevitabile sentirsi stressati. Abbiamo perso la capacità di godere di ogni momento e viviamo proiettati costantemente verso gli obiettivi futuri. Ma la mindfulness può aiutarci ad arrestare il “pilota automatico” e a vivere pienamente il presente. Ci spiega come la prof.ssa Maria Beatrice Toro, esperta di mindfulness ed autrice del libro “Crescere con la mindfulness. Una guida per bambini (e adulti) sotto pressione (Le Comete-FrancoAngeli), in questa intervista sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

La mindfulness è una tecnica elaborata dal biologo Jon Kabat-Zinn che permette di imparare ad orientare l’attenzione con volontà di farlo, sospendendo il giudizio verso se stessi e gli altri. Si basa su una serie di esercizi che si concentrano sul corpo (o su una parte di esso) e sul respiro. Focalizzando l’attenzione su uno di questi aspetti, si distoglie la mente dal flusso di pensieri nel quale siamo costantemente immersi, in modo da potere vivere pienamente la realtà nel preciso momento in cui ci troviamo -ci spiega la prof.ssa Toro.

2017-06-07 18.06.26.jpgLe ricerche scientifiche ci mostrano che, dopo un protocollo di 8 settimane (Mindfulness-Based Stress Reduction-MBSR), si verificano dei cambiamenti a livello cerebrale: l’ispessimento della corteccia celebrale che si traduce in effetti positivi a carico della memoria e della concentrazione ed inoltre, la riduzione dell’amidgala, ovvero la regione legata alle paure e alle tensioni. Inoltre, questa tecnica meditativa permette di abbassare i livelli di ansia ed insegna a sospendere il giudizio verso se stessi e gli altri, consentendo anche un miglioramento delle relazioni interpersonali. La mindfulness permette di vivere il momento presente che è la condizione indispensabile per essere felici-ci spiega la prof.ssa Toro. Quando non riusciamo a raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati siamo insoddisfatti ed infelici; con la mindfulness possiamo imparare a concentrarci sul “qui ed ora” ed iniziare ad apprezzare ogni momento, riuscendo a disinnescare il “pilota automatico” che spesso ci fa prendere decisioni affrettate quando siamo sotto stress, costantemente proiettati nel futuro.

Lo stress è causa di infiammazione e indebolimento del sistema immunitario ed è per questo che un’esposizione prolungata può causare malattie. Ma  la mindfulness può essere di supporto nel rinforzare le difese naturali dell’organismo e di aiuto anche per i pazienti con malattie croniche, poichè insegna a vivere il momento di difficoltà con tranquillità ed accettazione. Immagine1
Ma la mindfulness non è rivolta solo agli adulti. Questa tecnica può essere adattata anche ai bambini, con degli esercizi pensati proprio per la fascia di età che va da 5 ai 12 anni, così come li descrive la prof.ssa Toro nel suo libro. I bambini sono portati a vivere nel presente ma, le pressioni dei genitori e della società in generale, li costringono ad essere continuamente attivati, pieni di impegni e di attività che, sovrapponendosi, non permettono ai più piccoli di concentrarsi e di godere realmente di ogni momento che vivono. Ma questa tecnica è utile anche per le persone anziane: in questa fase del ciclo di vita, infatti, alcune funzioni cognitive come la memoria e l’attenzione tendono a calare. Grazie alla pratica si può avere un effetto positivo su queste abilità cognitive e prevenire anche malattie come  l’ Alzheimer o altre forme di demenza senile. Ma la mindfulness si rivela utile anche in fasi della vita specifiche in cui avvengono cambiamenti profondi, come l’adolescenza o la menopausa o, in aggiunta, ne possono beneficiare anche gli sportivi per migliorare le proprie prestazioni.

La mindfulness, più in generale, è indicata per chi vive una situazione di disagio, frustrazione o precarietà, perchè aiuta la persona a ritrovare l’equilibrio per vivere serenamente-conclude la prof.ssa Toro.

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Attentato di Manchester: lotta contro un’ideologia

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite della trasmissione MimandaRai3 con altri esperti per parlare della tragedia che si è consumata nei giorni scorsi a Manchester durante il concerto di Ariana Grande, che ha causato la morte di 22 persone, per lo più adolescenti e bambini. Il presunto attentatore è Salman Abedi, un inglese di origini libiche. Ma quanto si può parlare del gesto di un “lupo solitario”?

In realtà ci troviamo nella lotta contro un’ideologia -ci spiega la prof.ssa Toro- e ciò che risulta fondamentale dal punto di vista psicologico  è capire come contrastare questi fenomeni. E’ importante vedere ciò che accade e non fingere di non vedere, perchè anche se è vero che in Inghilterra e in Francia la situazione è critica, anche nel nostro Paese è possibile osservare delle contraddizioni. Ad esempio, gli immigrati di seconda generazione che hanno degli insuccessi scolastici sono il doppio rispetto ai coetanei italiani -continua la prof.ssa Toro- e quindi nonostante il continuo parlare di integrazione, sembra emergere un profondo problema di comunicazione.

Ciò che più spaventa ora è l’effetto che tutto quello che è successo avrà sui bambini: inevitabilmente aumenteranno paure, preoccupazioni. Ma d’altra parte, tutto si ripercuoterà anche sui genitori, per i quali il tema della sicurezza dei propri figli è importantissimo. Si potrebbe verificare un eccesso di prudenza e di protezione che potrebbe non aiutare il bambino che ad oggi ha una paura, che però potrebbe trasformarsi nel futuro in rabbia- conclude la prof.ssa Toro.

#Manchester: servirebbe un messaggio di speranza per i bambini

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite su Radio Popolare 107.6 per parlare nuovamente dell’attentato avvenuto a Manchester che ha causato 22 vittime, per lo più bambini ed adolescenti che si trovavano lì ad assistere al concerto di Ariana Grande.

Ed è proprio all’artista che si rivolge la prof.ssa Toro poichè la cantante, dopo quanto avvenuto, ha deciso di annullare i suoi prossimi concerti. Invece, sarebbe opportuno che proprio lei, che rappresenta l’idolo delle nuove generazioni e che ha una community numerosa che la segue, lanciasse un messaggio di speranza rassicurando i suoi fan e riprendendo i suoi impegni perchè la vita deve andare avanti.

Ciò sarebbe possibile attraverso l’uso dei social, che diventa importante poichè immediato e tanto usato dai preadolescenti e dagli adolescenti che si trovano nella fase di vita in cui cominciano a distanziarsi dalla famiglia. In questo caso, la parola o il messaggio del proprio idolo può infondere speranza e coraggio e dissimulare la paura oppure aiutare a vivere una paura che sia più razionale- ci spiega la prof.ssa Toro. Naturalmente, il ruolo chiave in queste situazioni tragiche è sempre affidato ai genitori   (soprattutto per  più piccoli) e anche alla scuola, che dovrebbero, prima dei social e del mondo virtuale, poter sostenere i bambini e gli adolescenti nel mondo reale.

Precarietà: il dramma dei giovani senza futuro

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite su TV2000 per affrontare il delicato tema della precarietà in cui si trovano i giovani di oggi, senza un lavoro e senza un futuro.

Ciò che più colpisce – ci spiega la prof.ssa Toro- è il declino della meritocrazia e di quella che è la normale aspettativa di collocazione lavorativa. Seguendo diversi adolescenti nel suo lavoro, l’esperta ci sottolinea come molto spesso essi vengano cresciuti nel mito di essere speciali ed unici. Fin da piccoli, i genitori, in una spinta narcisistica, cercano nel proprio bambino una diversità, un talento ( che può esserci realmente o anche essere visto solo dalla famiglia) che gli permetta di spiccare sugli altri. In questo modo, il ragazzo impara che se è speciale può farcela nella vita, altrimenti è solo normale, come se la normalità fosse qualcosa di svantaggioso.

Il bambino impara a non tollerare le frustrazioni perchè vive in un modo in cui non si dicono i no. I genitori, ma anche la società tende a perdonargli sempre tutto.

E molto spesso, quando questi bambini diventati adolescenti si trovano di fronte alle frustrazioni del mondo del lavoro rimangono spiazzati ed iniziano a sentirsi inadeguati, sviluppando in alcuni casi sintomi depressivi. Ma d’altra parte- conclude la prof.ssa Toro- i giovani hanno imparato che il loro processo di autonomizzazione è più complicato del passato e non coincide con lavoro-matrimonio. In virtù di questo, molti ragazzi hanno trovato dei nuovi modi eroici di reagire e diventare autonomi, andando ad esempio a vivere insieme ed aiutandosi l’uno con l’altro.

 

Considerazioni sulle vacanze natalizie, tra giochi tradizionali e tecnologici

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Solo il 5% dei genitori, nonni, zii, ha risparmiato sui regali ai bambini, che si confermano come i protagonisti assoluti del Natale. I genitori riducono all’osso la spesa per se stessi pur di non far mancare nulla ai figli, si sacrificano notevolmente rinunciando anche all’albero e agli addobbi, ma non riescono a non colmare i bambini di oggetti, forse per compensare il poco tempo passato insieme. Tra i regali spiccano, ancora una volta, i vestiti e gli oggetti elettronici, specialmente per i più grandicelli. Il genitore corre per cercare di spendere meno e procede un po’ a tappe forzate, facendo le cose in modo frenetico, come se biglietti e pacchetti fossero atti dovuti.  Ma è davvero questo l’atteggiamento pedagogico più giusto? O, forse, nell’acquisto compulsivo perdiamo di vista il bambino e ciò che ci comunica?

Per consolidare le sicurezze del bambino bisogna «resistere alla tentazione di regalare il gadget più costoso» in favore «di un gioco che consenta di esplorare, conoscere e sostenere le proprie abilità e le relazione con gli altri»: è questo il parere di Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autrice del libro ‘La cura psicologica del bambino’.

«Il senso del dono nel mondo digitale e istantaneo – aggiunge – potrebbe risiedere proprio nel saper regalare un tempo veramente festivo che il bambino possa vivere in autonomia, sperimentando attraverso i giochi per poi mostrare cosa sa fare, insieme ad altri bimbi o ai genitori».

Ciò non significa, naturalmente, che il gioco tecnologico vada bandito: basta poco per usarlo in maniera intelligente. Anche per quanto riguarda i cosiddetti “simulatori di vita” su cui gli psicologi si sono divisi. Come il Tomodachi life, un gioco lanciato da Nintendo che si basa sulle relazioni tra il giocatore e il suo ‘Mii’ (amico in giapponese) a cui dà aiuto e consigli. «Usiamolo come una occasione di dialogo – spiega Maria Beatrice Toro -. Ogni personaggio che sarà la trasposizione virtuale del bambino, viene costruito in base ad alcuni parametri fisici e caratteriali. Il gioco ne trae un profilo personologico che comprende gusti, bisogni, affinità e rivalità dei più piccoli. I bambini si divertono e si stupiscono delle conseguenze stravaganti che l’impostazione data al personaggio ha sulle sue preferenze e comportamenti».

Spazio poi ai regali che stimolano la creatività come un microfono per cantare o una tastiera virtuale (ad esempio Virtual keyboard o Synthesia) »con tante funzionalità e tutorial o, per i più grandi, un programma per creare basi musicali su cui esercitarsi come DJ o produttore« (Reaper, FL studio); oppure macchine fotografiche digitali e programmi di elaborazione delle immagini. “Significa dare loro un input a essere creativi e un sostegno alla fiducia in se stessi”. Sì anche ai giochi da “costruire” e per cucinare, tipo ‘Cooking mama’, o le app per iPhone o Android “soprattutto se poi si realizza la ricetta ai fornelli assieme ai genitori”. E va bene anche il coinvolgimento fisico 2.0, »dai giochi per più piccoli tipo Hullabaloo, in cui i bambini devono effettuare movimenti insieme, a quelli per ragazzini più grandicelli, che ameranno ballare alla Wii con Just dance, da preferirsi rispetto ad altri videogiochi, perchè non generano dipendenza. Regali e tecnologia a parte, vanno preservati i “riti familiari” come appendere la calza in cucina o mangiare qualche dolce speciale. “I bambini – conclude Maria Beatrice Toro – ne sono molto rassicurati, per loro sono ciò che di più memorabile ci sia. In fondo, se pensiamo alla nostra infanzia, ricordiamo più il modo in cui festeggiavamo, che i doni ricevuti. Questo è ancor più vero oggi che i regali si sono moltiplicati e che il confine tra feriale e festivo si è indebolito”.

TgTg-Telegiornali a confronto

Ospite di TgTg-Telegiornali a confronto, la Prof.ssa Maria Beatrice Toro, insieme al conduttore e giornalista Donatello Vaccarelli, passa in rassegna i principali notiziari ponendo la sua attenzione sullo sfondo emotivo predominante nei media e sulle notizie che toccano tematiche  infantili e adolescenziali. 

Nella puntata hanno predominato le tonalità della rabbia: protesta, conflitto, rivolta verso il caos politico e sociale che i tg dipingono e che il pubblico percepisce, trascurando elementi più costruttivi.

Quali riflessioni sugli attuali adolescenti? Vivendo in una società precaria, che non offre prospettive, appaiono sempre più demoralizzati e demotivati e manifestano atteggiamenti depressivi.….sicuramente quella della disoccupazione è una grave piaga che affligge il nostro paese ma, sostiene la Toro, anche i ragazzi si crogiolano assumendo una posizione ambigua e passiva in nome del “nè studio, nè lavoro”.

Come mai alcune adolescenti cadono in situazioni di baby prostituzione?

QUEL GRANDE VUOTO INTERIORE

Come scrive Simone Bruno: “Sono ragazze che hanno da poco solcato l’età dell’adolescenza eppure si mascherano da donne adulte. A sentirle parlare, però, rivelano una certa ingenuità, tipica della loro fase evolutiva (…) Si avventurano nell’esibizione del loro corpo (come le “ragazze doccia” di Milano)oppure vengono coinvolte in giri pericolosi (come le “baby prostitute” di Roma)per ottenere “riconoscimento”, denaro e regali. Ma chi sono queste adolescenti?”

Secondo la prof.ssa Maria Beatrice Toro:

«Le ragazze che mostrano una totale disinibizione sessuale risultano “pseudo-mature”. Per intenderci, sono apparentemente in grado di pensare e progettare, ma, in realtà, si rivelano del tutto incapaci di riflettere e dare un peso alle azioni che compiono. Si tratta di adolescenti piombate in uno stato di “anestesia emotiva”, in cui hanno fatto violenza a sé stesse senza rendersene davvero conto. Sotto c’è un grande vuoto interiore: al posto del dialogo familiare, del contatto affettivo a volte non c’è poco o nulla, e questo nulla viene riempito da comportamenti pieni di cinismo».

E i genitori?

«Maternità, paternità e trascuratezza, o, peggio, sfruttamento sono parole che non vanno affatto d’accordo tra loro. Essere sempre dei veri genitori per i propri figli non è facile: occorre dialogo, contatto, sostegno e, soprattutto, esempio. Oggi le ragazze e i ragazzi sono circondati da adulti che si comportano da ragazzini. Dobbiamo opporci fermamente a questa tendenza e trovare il coraggio di dire ai nostri figli di non aver paura dei loro sentimenti, delle loro emozioni. Dobbiamo insegnar loro a rifiutare il cinismo che a volte il mondo propone senza alcuno scrupolo».

13 novembre 2013 su Famiglia Cristiana

Adultescenti, Kidult e Peter Pan

Per ascoltare l’Intervista di Michela Daghini “Adultescenti, Kidult e Peter Pan cercala” sulla pagina di Geronimo!

http://retedue.rsi.ch/it/home/networks/retedue/geronimo.html

è nella puntata del 16/04, della Radio Televisione Svizzera.

L’adolescenza, in sintesi – spiega Maria Beatrice Toro, psicoterapeuta, docente, e che da tempo lavora sulla questione – è dura da abbandonare, persiste, e tende a tornare, sotto forma di adultescenza, come fosse un momento esistenziale che si può vivere e rivivere. Ci sono anche comportamenti vissuti da adulti che esplicitano il loro desiderio di agire ancora da adolescenti perché a suo tempo non lo si è fatto abbastanza, rivelando così che un’adolescenza incompleta può avvelenare l’adultità”.

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