Psicologia e spiritualità: quale connessione?Uccr80

L’intreccio tra psiche e spiritualità si sta confermando come uno dei nodi di riflessione e discussione più fecondi per la psicologia scientifica contemporanea.

Due scuole di pensiero, quella di matrice ateo-agnostica e quella religiosa, dibattono vivacemente sui meccanismi mentali che rendono possibile l’esperienza spirituale, opponendo una visione materialistica (per cui la religione è un’illusione basata su aporie della mente) a una spirituale, per cui i meccanismi mentali che si attivano nell’esperienza spirituale-religiosa sono la base psicologica della trascendenza.

Nell’articolo La fede come espressione di una mente adulta

(clicca sul link Psicologia e spiritualità: quale connessione?  per andare alla versione integrale dell’articolo, pubblicato sul sito UCCRonline)

Maria Beatrice Toro replica alle accuse di “infantilismo” rivolte dal pensiero ateo verso il credente.

Nell’ambito della letteratura psicologica, la religiosità rappresenta un dominio di studi molto ampio: è un concetto importante, laddove la presenza della tendenza ad auto trascendersi, nella persona, rappresenta un vero e proprio elemento basilare della personalità, nonchè una delle maggiori dimensioni della vita psicologica.

Normale, razionale e adulta, aggiunge l’autrice nelle conclusioni.

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Neuroteologia: il-trascendente-non è fabbricato-dal-cervello

Per chi si interessa di neuroteologia (la scienza che studia quali stati neurologici corrispondono all’esperienza della spiritualità) riportiamo qui di seguito il link a un’intervista di Maria Beatrice Toro per UCCR on line

neuroteologia-il-trascendente-non-e-fabbricato-dal-cervello

Seguendo gli studi neuro teologici, si può affermare che, in qualche modo, “Dio è nel cervello: ma ciò significa che Egli sia “tutto nel cervello”? Per onestà intellettuale, dobbiamo considerare erronea una sovrapposizione delle due affermazioni. A volte, tuttavia, taluni utilizzano argomenti di neurologia come un verdetto scientifico negativo sulla fede, affermando che l’esperienza del trascendente è frutto di una illusione: uno stato alterato del cervello.

La neuroscienza ci dice che l’esperienza di Dio avviene attraverso un’attivazione cerebrale peculiare: ciò non significa che il trascendente sia “fabbricato” dal cervello, né sarebbe, d’altra parte, corretto affermare che nei neuroni si è trovata la prova dell’esistenza di Dio. Dobbiamo limitarci a interpretare tali dati per quello che sono, ovvero una conferma dell’intuizione filosofica che il senso di connessione con il trascendente rappresenti una facoltà distinguibile dal pensiero logico. Oggi, allora, attraverso la neuroteologia sappiamo che fede e ragione sono qualcosa di diverso, ma non di oppostodopotutto utilizzano ambedue il cervello per manifestarsi.

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