Maria Beatrice Toro

Psicologa Psicoterapeuta

Archive for the ‘Serial Killer’ Category

Posted by Maria Beatrice Toro su 12 luglio 2017

Una precedenza non data. La rabbia che diventa incontrollabile e la tragedia. E’ ciò che è successo sulla rotatoria di Gravio di Condove ha perso la vita una giovane donna, Elisa Ferrero mentre il suo ragazzo Matteo Penna è in gravissime condizioni, in un incidente provocato da un altro uomo, Maurizio De Giulio che ha inseguito i due giovani in moto con l’intenzione di colpirli, per una precedenza non data. Si parla quindi di omicidio volontario.

E’ solo una delle tante tragedie che si verificano sulla strada. Ci chiediamo allora perchè chi è al volante spesso sviluppi tanta aggressività.

Ci troviamo di fronte ad un meccanismo psicologico di “disumanizzazione”- ci spiega la prof.ssa Maria Beatrice Toro-in cui l’Altro non viene più considerato un’interlocutore, ma piuttosto un competitore. Ed è per questo che alla guida alcune persone vengono invase da una rabbia e da un’aggressività che normalmente non fa parte di loro in altri contesti. Ma cosa fare per controllare queste emozioni esplosive? Sarebbe importante riuscire a spostare l’attenzione sull’Altro e non percepire ogni cosa come un’offesa personale- ci spiega la prof.ssa Toro. Dare inizio ad una discussione in strada può essere molto pericoloso:  può innescare un’escalation di toni e modi in cui, per la voglia ed il desiderio di vincere sull’altro possono essere messi in atto comportamenti violenti. Imparare a gestire la rabbia e sostenere un senso civico, in cui venga insegnato ai ragazzi che la strada è un bene comune, sono fondamentali per evitare altre tragedie stradali.

Annunci

Posted in Omicidio | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Padri che uccidono

Posted by Maria Beatrice Toro su 11 aprile 2017

Dopo le terribili vicende di cronaca cui abbiamo assistito nei giorni scorsi che hanno colpito Trento, Conegliano a Treviso e Volterra, la Prof.ssa Toro, ospite della trasmissione “Nel cuore dei giorni”, prova a spiegare insieme alla conduttrice Lucia Ascione, cosa porta alcuni padri a porre fine alla propria vita e, soprattutto, a quella dei propri figli.

Secondo la Prof.ssa, quando si parla di una violenza così efferata, sono da escludere il raptus o la follia omicida perché, qualunque sia il movente di queste tragedie, ci sarebbe sempre la possibilità di fare una scelta diversa o di tornare indietro e questi uomini, vinti dalla disperazione e dalla rabbia, lucida e distruttiva, non l’hanno fatto e hanno deciso di portarsi dietro le creature cui hanno dato la vita…i propri figli.

Le motivazioni che possono spingere i padri a compiere tali violenze possono essere, nei casi di separazioni estremamente conflittuali, l’idea che se ci si suicida ma si lasciano i figli in vita si fa “vincere” l’ex moglie dandogli una soddisfazione. Il suicidio, in questi casi, coinciderebbe con l’uscita di scena e ciò significherebbe lasciare l’ex moglie libera di agire e di vivere serenamente la propria vita. La morte del figlio, dunque, all’interno di questo scenario, viene a configurarsi come un terribile atto di aggressione prima contro la donna, ex moglie e madre disperata privata del proprio figlio, e poi contro il figlio stesso che viene vissuto solo come un mero strumento tramite cui far passare l’aggressività. Un altra motivazione potrebbe essere che la persona tende ad associare una difficoltà personale, un fallimento, alla morte:”Se fallisco allora muoio!”. La morte sembra essere l’unico modo per porre rimedio al dramma interiore che la persona sta vivendo. In questo tremendo scenario si fa strada l’idea che per sistemare le cose è opportuno uccidere anche i figli così da porre la parole definitivamente “fine” al disastro creato. Il fallimento, invece, fa parte della vita, non è necessario vivere la vita sempre sulla cresta dell’onda, fallire una volta non significa essere un fallito, non è un destino, si può sempre tornare indietro e recuperare un filo di speranza.

 

Posted in figlicidio, Omicidio, suicidio | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Sara Di Pietrantonio: l’ennesimo caso di violenza di genere

Posted by Maria Beatrice Toro su 6 giugno 2016

“Un ragazzo come tanti altri che confonde l’amore con il possesso”: con questa frase la giornalista di TV2000 Lucia Ascione introduce l’intervista alla Prof.ssa Toro sul caso di Sara Di Pietrantonio, la giovane ragazza bruciata viva in una strada della Magliana dalla guardia giurata Vincenzo Paduano. Questa vicenda così drammatica e distruttiva non può essere spiegata con la teoria del raptus omicida, non si tratta del gesto di un folle nè della disperazione di un ragazzo disturbato – sostiene la Prof.ssa – a porre fine alla vita di Sara è stato il gesto di un criminale. In questi casi c’è la comune tendenza ad attribuire la colpa dell’atto omicida al disagio mentale operando anche una grave stigmatizzazione verso coloro che realmente soffrono di un disturbo e si ritrovano a non avere il coraggio di dirlo per paura di essere etichettati e, dunque, emarginati. Questo – continua Beatrice Toro – è l’ennesimo caso di violenza di genere ovvero di una violenza agita verso una donna in quanto donna!”

Posted in Donne, Omicidio, Violenza sulle donne | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Il desiderio di distruggere ha guidato la mano dell’assassino

Posted by Maria Beatrice Toro su 31 maggio 2016

Nell’agghiacciante delitto della Magliana in cui la giovane Sara Di Pietrantonio è stata bruciata viva, nella notte di domenica, dall’ex fidanzato Vincenzo Paduano, sono due gli elementi che più sconvolgono gli animi: da una parte la crudeltà e l’efferatezza della modalità con cui è stato architettato ed effettuato il delitto, dall’altra la totale indifferenza di quegli automobilisti che hanno ignorato la disperata richiesta di aiuto della giovane donna. Quella dell’omicidio di Sara – commenta Beatrice Toro – è una storia di distruttività, ciò che maggiormente colpisce è il desiderio di distruzione che si cela dietro questo allucinante e crudele gesto; è come se l’omicidio, da solo, non sarebbe stato sufficiente a placare l’animo dell’assassino. La folle priorità di impedire a questa ragazza di vivere la sua vita, di creare il suo futuro, la difficoltà a tollerare e accettare il “no”, il rifiuto ricevuto, sono stati fatali per l’ex guardia giurata; in lui è prevalsa la distruttività che ha trovato il suo sfogo nell’azione di dare fuoco alla macchina di lei prima…e proprio a lei poi.

 

Posted in Omicidio, Stalking, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Cosa ha realmente ucciso Luca Varani?

Posted by Maria Beatrice Toro su 15 marzo 2016

Il poliabuso di sostanze e alcool altera la mente e aiuta a eliminare ogni freno inibitorio.

Follia a due: ecco cosa c’è dietro a un delitto a sfondo sessuale

«Ci chiediamo quale ruolo abbia giocato l’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool, una prassi diffusa –purtroppo- tra non pochi ventenni dall’identità problematica e in fuga dalla realtà» commenta Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta, docente di psicologia di comunità presso la Libera Università Maria Santissima Assunta.

«Cocaina e superalcolici alterano la mente – ma qui il poliabuso sembra essere stato portato avanti lucidamente, proprio per darsi il coraggio di mettere in atto il sadico omicidio di Luca Varani. Entrati in una realtà parallela, la violenza ne è stata potenziata in modo parossistico. La morte, però, è reale, non si cancella cambiando canale o spegnendo un videogioco». In questa storia raccapricciante, della quale restano da chiarire ancora molti particolari (incluso quello circa il numero, e i nomi,  delle persone effettivamente coinvolte), l’assunzione di droga assume dunque un ruolo centrale. «Mescolata all’alcool, ha fatto crollare ogni freno inibitorio e liberato gli istinti aggressivi più profondi che, forse, i due avrebbero potuto reprimere se fossero stati lucidi» continua l’esperta. Ma non basta. Questa vicenda si inserisce nella lunga e crudele storia delle coppie omicide con movente sadico sessuale. Rosemary e Fred West sono un esempio di  l’antecedente storico.

«La cornice in cui questa vicenda, al di là delle considerazioni sociali ed esistenziali che possono essere fatte, si inserisce nella casistica del  delitto a sfondo sessuale. Dunque, dato il piacere che il criminale ne trae, un reato che è considerato ad alto rischio serialità, come tutti i gesti sadici compiuti dai sex offenders.  Non a caso la criminologia di questa brutta storia ricorda, drammaticamente, il modus operandi del massacro del Circeo: quella notte, come ora,  si è giocato al gioco della morte: in un contesto eterosessuale, nel primo caso, bisessuale e gender fluid nel secondo. È molto importante, allora, non fare degli imputati due star dell’orrore, ma partire da questo delitto per aprire uno spazio di riflessione».

L’intero articolo, pubblicato dalla giornalista Silvia Calvi su donnamoderna.com è dispnibile al seguente link  –  http://m.donnamoderna.com/attualita/luca-varani-omicidio-collatino-roma-droga-alcol-delitto-sfondo-sessuale

Posted in Adolescenza, Dipendenze, Donna Moderna, Omicidio, Serial Killer, Sex Offenders, Stupro | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

Collatino: un omicidio a sfondo sessuale

Posted by Maria Beatrice Toro su 11 marzo 2016

Mentre conosciamo di più lo scenario dell’omicidio al Collatino, anche attraverso l’agghiacciante verbale dell’interrogatorio di Marco Prato, uno dei due killer di Luca Varani, ci chiediamo quale ruolo abbia giocato il poliabuso di sostanze e alcool continuativo in cui ragazzi dall’identità problematica si buttano pur di fuggire dalla realtà. E ne creano un’altra, parallela, aizzati dalla violenza che li ha posseduti. La morte, però, è reale, non si cancella cambiando canale, spegnendo un videogioco o abbandonando il party. In questa raccapricciante vicenda, infatti, l’omicidio matura all’interno di un party chimico in cui sesso e droga si mescolano generando un cocktail letale costato la vita a un ventitreenne. Le sostanze stupefacenti assunte dai due, in questo caso, hanno avuto un ruolo cruciale contribuendo a generare una disinibizione sessuale e a scatenare gli istinti aggressivi più profondi. Elementi, questi ultimi, che si sarebbero potuti contenere o reprimere senza il potente effetto del poliabuso di sostanze che ha evidentemente contribuito a rendere i due più audaci e meno sensibili.

La cornice in cui questa vicenda si inserisce – continua la Prof.ssa Toro intervistata ai microfoni di teleradiostereo – al di là delle considerazioni esistenziali, è quella di un delitto a sfondo sessuale. Dunque, visto il piacere che il criminale ne trae e data l’incapacità di provare pietà per la vittima, un reato ad alto rischio di serialità.

Questa storia ricorda – troppo- il modus operandi nel massacro del Circeo.

Fondamentale, allora, non fare degli imputati due star dell’orrore: meglio aprire uno spazio di riflessione.

Posted in Dipendenze, Maria Beatrice Toro, Omicidio, Serial Killer | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Comment »

Stalking e femminicidio – Teleroma 56

Posted by Maria Beatrice Toro su 5 novembre 2015

La Prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite di Marco Fabriani nelle trasmissioni Teleroma56 e Teleradiostereo, commenta il caso di Eligia Ardita, l’infermiera incinta di Siracusa uccisa dal marito all’età di 38 anni nel mese di gennaio 2015.

La Prof.ssa sostiene che le tragedie di cui le donne sono vittime, non sono il risultato di un raptus improvviso poichè, spesso, sono annunciate da alcuni segnali. L’aggressore violento vive uno squilibrio emotivo, un malessere interno che lo rende incapace di tollerare le frustrazioni scatenate dai limiti imposti al suo comportamento ed è proprio nel momento in cui l’aggressore si sente vincolato che non visualizza più le conseguenze che potrebbero scatenarsi in seguito a un suo gesto violento. Tale cecità emotiva genera come conseguenza un esplosione di rabbia motivata semplicemente dal limite imposto, dal no ricevuto.

Posted in Omicidio, Stalking, Violenza sulle donne | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a Comment »

Il figlicidio, quando è il padre a uccidere

Posted by Maria Beatrice Toro su 22 agosto 2014

Continua la spietata serie di figlicidi: oggi 22 agosto è una dodicenne a morire uccisa dal padre, a Catania, dove Roberto Russo ha aggredito lei e la sorella tentando poi il suicidio.

Sono tragedie difficili da comprendere, eppure proprio la comprensione è l’unica chiave che consente di tentare una qualunque forma di prevenzione e di sostegno alle vittime superstiti. In questo caso la madre che ha perso in questo modo orribile la figlia, i fratelli e la sorella privati della sorellina minore.

Forse abbiamo sottovalutato il potere dirompente si un’esistenza in crisi, non abbiamo capito che la disperazione può sfociare in violenza efferatissima, il figlicidio, non abbiamo valutato quanto oscuro possa essere il cuore umano e quanto fragile la mente di un padre.

Scrive Cristina Brondoni, su Lettera43:  “Nel 17,1% degli omicidi in famiglia del 2012 è stato un genitore a uccidere i figlio. Chi compie tali delitti può avere motivazioni, ovvero moventi, differenti.

(…)

SI UCCIDE UN FIGLIO ANCHE PER PUNIRE LA MOGLIE. Un caso del tutto diverso è il padre che uccide i figli per fare un torto alla madre che, magari, lo ha lasciato (come il caso dell’uomo che ha accoltellato le due figlie uccidendone una).
Nel 20% dei casi considerati dal Rapporto Eures Ansa 2013 ci si trova di fronte persone che hanno manifestato un disagio psichico prima dell’omicidio.
Non è da escludere la depressione (o un’altra patologia psichiatrica, come la schizofrenia, per esempio)”.

Posted in Disperazione, Famiglia, figlicidio, Omicidio, suicidio | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Chi è il mostro della porta accanto?

Posted by Maria Beatrice Toro su 18 giugno 2014

La Prof. Maria Beatrice Toro è ospite della giornalista Clara Iatosti con la quale passa in rassegna le notizie dei principali Tg che in questa giornata si tingono di nero. Le riflessioni della psicologa e psicoterapeuta si concentrano principalmente su due tragedie: una si riferisce al triste epilogo della piccola Yara Gambirasio che scuote i nostri animi ormai da qualche anno, l’altra riguarda la strage di Motta Visconti.

In entrambi i casi l’imprevedibile violenza agita da due padri di famiglia lascia tutti senza parole, nel paesino di Motta Visconti la tragedia si è consumata per la difficoltà di un uomo ad accettare un rifiuto che lo ha portato a vivere sua moglie e i suoi due figli come un ostacolo al raggiungimento del suo obiettivo, come un qualcosa che gli stavo impedendo di realizzare il suo sogno di vivere un’altra donna che forse aveva iniziato ad amare. “Il divorzio mi svincola da mia moglie ma i figli sono per sempre”, così ha esclamato davanti alle forze dell’ordine, ed è proprio questa frase così forte dal punto di vista emotivo, che cela il disagio di questo uomo.

In talune situazioni emerge un potente meccanismo di disumanizzazione, scompare l’affettività -sostiene la professoressa- per cui l’altro viene privato dei suoi connotati umani e si trasforma in un oggetto, in una cosa che non possiede nè anima nè emozioni.

Questo meccanismo di disumanizzazione della persona viene attuato in entrambe le tragedie: per dominare, come nel caso di Mapello o per distruggere un “qualcosa” di troppo scomodo, come è accaduto invece a Motta Visconti.

Posted in Omicidio, Pedofilia, Stupro, Uncategorized, Violenza sulle donne | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

La disperazione: il movente della tragedia di Lecco?

Posted by Maria Beatrice Toro su 12 marzo 2014

Maria Beatrice Toro, ospite della trasmissione “Nel cuore dei giorni”, esprime le sue riflessioni sull’agghiacciante caso di cronaca nera accaduto a Lecco dove una mamma, descritta come una donna attenta, premurosa, come una madre presente, nella notte ha tolto la vita alle sue tre figlie:”Le ho uccise per evitare loro un futuro disperato!”

La parola Disperazione riecheggia molte volte nel vocabolario della mamma di Lecco per cui alla domanda del giornalista Bolzetta di come sia possibile che si verifichi un accadimento così grave per mano di una madre apparentemente accudente, la risposta della professoressa è che in un certo qual modo la signora ha palesemente dichiarato il suo malessere psicologico, facendo trasparire la disperazione che ha guidato il suo gesto efferato. La disperazione è un sentimento che ti porta a vedere la vita come un tunnel, si insinua piano, piano dentro le persone e genera, talvolta, il pensiero folle e illogico per cui uccidendo qualcuno si compie un atto di pietà finalizzato a evitare un futuro di disperazione. Questa è stata probabilmente l’idea che ha guidato questo gesto tragico.

La disperazione, sottolinea la Professoressa, non va sottovalutata perchè a differenza di sentimenti quali la tristezza e il dolore, genera un incapacità di vedere “la fine” per cui paradossalmente e illogicamente “la fine” diventa l’unica soluzione contemplabile.

Posted in Disperazione, Donne, Omicidio, Psicologia, Relazioni | Contrassegnato da tag: , , , , , , | Leave a Comment »

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: