Primavera tra ansie e sbalzi umorali

L’arrivo della bella stagione porta con sè numerosi mutamenti che si verificano sia a livello ambientale che a livello fisiologico. Da una parte l’organismo viene influenzato dall’incremento della luminosità, dalla repentine variazioni della temperatura e della pressione atmosferica, dall’altra il cervello, per reagire, rilascia ormoni che consentono di farci adattare a questa situazione. Tutto ciò potrebbe avere delle ripercussioni sull’umore e sulla capacità di concentrazione. E’ proprio per questi motivi che, con l’arrivo della primavera, sarebbe consigliabile allentare la morsa dell’ansia e provare a sostenere l’umore. Per farlo ci sono alcune attività che è possibile intraprendere e trasformare in buone abitudini…

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Precarietà: il dramma dei giovani senza futuro

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite su TV2000 per affrontare il delicato tema della precarietà in cui si trovano i giovani di oggi, senza un lavoro e senza un futuro.

Ciò che più colpisce – ci spiega la prof.ssa Toro- è il declino della meritocrazia e di quella che è la normale aspettativa di collocazione lavorativa. Seguendo diversi adolescenti nel suo lavoro, l’esperta ci sottolinea come molto spesso essi vengano cresciuti nel mito di essere speciali ed unici. Fin da piccoli, i genitori, in una spinta narcisistica, cercano nel proprio bambino una diversità, un talento ( che può esserci realmente o anche essere visto solo dalla famiglia) che gli permetta di spiccare sugli altri. In questo modo, il ragazzo impara che se è speciale può farcela nella vita, altrimenti è solo normale, come se la normalità fosse qualcosa di svantaggioso.

Il bambino impara a non tollerare le frustrazioni perchè vive in un modo in cui non si dicono i no. I genitori, ma anche la società tende a perdonargli sempre tutto.

E molto spesso, quando questi bambini diventati adolescenti si trovano di fronte alle frustrazioni del mondo del lavoro rimangono spiazzati ed iniziano a sentirsi inadeguati, sviluppando in alcuni casi sintomi depressivi. Ma d’altra parte- conclude la prof.ssa Toro- i giovani hanno imparato che il loro processo di autonomizzazione è più complicato del passato e non coincide con lavoro-matrimonio. In virtù di questo, molti ragazzi hanno trovato dei nuovi modi eroici di reagire e diventare autonomi, andando ad esempio a vivere insieme ed aiutandosi l’uno con l’altro.

 

TgTg-Telegiornali a confronto

Ospite di TgTg-Telegiornali a confronto, la Prof.ssa Maria Beatrice Toro, insieme al conduttore e giornalista Donatello Vaccarelli, passa in rassegna i principali notiziari ponendo la sua attenzione sullo sfondo emotivo predominante nei media e sulle notizie che toccano tematiche  infantili e adolescenziali. 

Nella puntata hanno predominato le tonalità della rabbia: protesta, conflitto, rivolta verso il caos politico e sociale che i tg dipingono e che il pubblico percepisce, trascurando elementi più costruttivi.

Quali riflessioni sugli attuali adolescenti? Vivendo in una società precaria, che non offre prospettive, appaiono sempre più demoralizzati e demotivati e manifestano atteggiamenti depressivi.….sicuramente quella della disoccupazione è una grave piaga che affligge il nostro paese ma, sostiene la Toro, anche i ragazzi si crogiolano assumendo una posizione ambigua e passiva in nome del “nè studio, nè lavoro”.

Suicidi e crisi economica

Continuano i suicidi per la crisi, segno di disagio sociale e  disperazione personale. Il dilagare del sentimento di dolore e depressione di fronte alla perdita del lavoro o a ingenti problemi economici mostra la solitudine in cui precipita la persona in difficoltà, priva di sostegno. Non ci sono, oggi, delle norme che permettano di aiutare le singole persone nè reti di sostegno sociale.

Nel mondo post moderno, dove la cifra dell’adattamento di una persona è la realizzazione economica, chi non riesce a fronteggiare la crisi precipita in una prostrazione profonda, dovuta a un senso di inadeguatezza e fallimento personale.  In assenza di valori forti, infatti, il successo individuale è diventato, impropriamente, condizione di dignità per la persona. 

Dal punto di vista psicologico, se di fronte alla difficoltà ci si vergogna e non si chiede aiuto si può entrare nella spirale dell’esasperazione e giungere a gesti estremi: cerchiamo allora di cogliere i segni del dolore prima che diventino tragedia. 

Il buio e la luce della mente

Il buio rappresenta per l’uomo la frustrazione dell’ignoto, l’incapacità di dare una forma a ciò che si sta vivendo, l’impotenza rispetto a forze ingovernabili. quando non sappiamo affrontare un problema, brancoliamo nel buio. Quando nella notte ingigantiamo le paure, siamo nel buio. Quando la nostra energia vitale si spegne, entriamo nel buio caotico della mente: la depressione.

Il buio della mente è dolore, disperazione, apatia, mancanza di speranze e prospettive, punti di riferimento, appigli. Il buio è anche ciò che c’è di inesplorato nel fondo del proprio essere, infinitamente misterioso, ma, proprio per questo, elemento di fascino. Nel buio giacciono le risorse che non sappiamo utilizzare, come un potenziale ancora inespresso.

La notte non è mai così nera come prima dell’alba ma poi l’alba sorge sempre a cancellare il buio della notte. Così ogni nostra angoscia, per quanto profonda prima o poi trova motivo di attenuarsi e placarsi, purché lo vogliamo. Sappiamo che c’è la luce perché c’è il buio che c’è la gioia perché c’è il dolore che c’è la pace perché c’è la guerra e dobbiamo sapere che la vita vive di questi contrasti. (Romano Battaglia)

Nel punto più oscuro della notte, quando il buio è completo, allora, possiamo aprirci all’arrivo di un aiuto: a volte nella realtà che ci circonda, altre volte attraverso una luce interiore che si riaccende, sotto forma di un’intuizione che permette di uscire trovando una soluzione al problema che si sta affrontando. Una luce nel buio ci può rincuorare e farci riprendere il cammino dell’esistenza.

Come affrontare il dolore e il lutto? Riflessioni psicologiche

Il dolore: una reazione psicologica a una perdita significativa. Si può trattare di una persona, di un luogo che non ci appartiene più, di una parte di sè alla quale dobbiamo rinunciare; a volte si deve affrontare la perdita del proprio ruolo sociale, un fallimento personale o lavorativo, la nascita di un figlio malato.

La prima fase è di incredulità. Segue un periodo di tempo che serve a effettuare “il lavoro del lutto” , attraversando la rabbia, il dolore, lo sconforto, il senso di abbandono, la disperazione, per poi giungere alla rassegnazione e apprirsi alla dimensione dell’accettazione.

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La morte di un figlio: affrontare il trauma e elaborare il lutto

Uno dei massimi non sensi della vita è il trauma della perdita di un figlio: onde di dolore e rabbia sopraffanno i genitori. Un dolore acuto che supera le umane possibilità di sopportare mettendo a rischio la salute psichica, aggredendo il significato stesso della vita di una persona. “Perchè non lo ho saputo proteggere?” “Perchè me lo hanno portato via?” “E ora io che vivo a fare?”.

Accettarlo è un compito evolutivo quasi impossibile. La psicologia può essere di aiuto per affrontare momenti terribili e favorire l’elaborazione del lutto. Si prova a vivere un giorno alla volta, a fare le cose indispensabili, mangiare, dormire, respirare. A volte la fede può fornire delle risorse in più, ma non tutti i credenti accettano che ci possa essere spazio per una rpova simile.

Si vive sospesi, per un tempo indefinito, finchè si ritrova la forza di onorare la sua memoria e la speranza che l’amore sia più forte della morte.

New addictions: trappole per l’uomo cibernetico

L’angoscia, l’ansia, il senso di precarietà esistenziale sono i sentimenti che dominano l’identità postmoderna e creano terreno feritile per un’ampia serie di dipendenze. Tra queste, le dipendenze senza droghe (dipendenze senza sostanza, o dipendenze comportamentali, new addictions) sono, forse, le più indicative della condizione del tecnouomo. Esse consistono in una serie di comportamenti profondamente collegati allo stile di vita e ai modelli stessi della civiltà occidentale: si dipende da cose che, in misura minore, sarebbero considerate normali o desiderabili.

Gioco d’azzardo, Compulsione all’acquisto, Lavoro, Sesso e Amore. Di ognuna di queste dipendenze esiste la “variante telematica”: Gioco on line, Shopping on line, Lavoro on line, Sesso on line, Amore on line.

La tematica generale che sottende questi comportamenti, laddove diventino ripetitivi e ossessivi, è la gratificazione immediata e improcrastinabile, con un sentimento misto di felicità e senso di vuoto. La “versione telematica” li rende più accessibili e veloci da consumare, ma, proprio a motivo di ciò, la gratificazione che procurano è più evanescente e la necessità di ripetere si amplifica.

Se ne parla a Novara -Istituto Magistrale Tornielli Bellini
Baluardo Lamarmora, 10 il 4 Marzo 2011 in un incontro aperto organizzato dall’associazione La Nuova Regaldi, con Maria Beatrice Toro.

depressione post partum: trattamento sanitario obbligatorio per le donne che ne soffrono?

Servizio di Salima Balzerani (LiberaRete) Dopo l’ennesima tragedia di infanticidio da parte di una madre di Passo Corese (RI), il Presidente della SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e l’Associazione Strade Onlus, propongono al Ministro della Sanità il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) per le donne che soffrono di depressione post partum. intervista di liberatv a MARIA BEATRICE TORO, psicologa e psicoterapeuta.

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