Maria Beatrice Toro

Psicologa Psicoterapeuta

Archive for the ‘Adolescenza’ Category

Precarietà: il dramma dei giovani senza futuro

Posted by Maria Beatrice Toro su 15 febbraio 2017

La prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite su TV2000 per affrontare il delicato tema della precarietà in cui si trovano i giovani di oggi, senza un lavoro e senza un futuro.

Ciò che più colpisce – ci spiega la prof.ssa Toro- è il declino della meritocrazia e di quella che è la normale aspettativa di collocazione lavorativa. Seguendo diversi adolescenti nel suo lavoro, l’esperta ci sottolinea come molto spesso essi vengano cresciuti nel mito di essere speciali ed unici. Fin da piccoli, i genitori, in una spinta narcisistica, cercano nel proprio bambino una diversità, un talento ( che può esserci realmente o anche essere visto solo dalla famiglia) che gli permetta di spiccare sugli altri. In questo modo, il ragazzo impara che se è speciale può farcela nella vita, altrimenti è solo normale, come se la normalità fosse qualcosa di svantaggioso.

Il bambino impara a non tollerare le frustrazioni perchè vive in un modo in cui non si dicono i no. I genitori, ma anche la società tende a perdonargli sempre tutto.

E molto spesso, quando questi bambini diventati adolescenti si trovano di fronte alle frustrazioni del mondo del lavoro rimangono spiazzati ed iniziano a sentirsi inadeguati, sviluppando in alcuni casi sintomi depressivi. Ma d’altra parte- conclude la prof.ssa Toro- i giovani hanno imparato che il loro processo di autonomizzazione è più complicato del passato e non coincide con lavoro-matrimonio. In virtù di questo, molti ragazzi hanno trovato dei nuovi modi eroici di reagire e diventare autonomi, andando ad esempio a vivere insieme ed aiutandosi l’uno con l’altro.

 

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Quando il web è disumano: stuprata in discoteca, le amiche fanno il video

Posted by Maria Beatrice Toro su 16 settembre 2016

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In un articolo pubblicato ieri dalla giornalista Maria Lombardi sul Messaggero, la prof.ssa Toro parla delle trappole della rete. Storie diverse quella di Tiziana, suicida per la vergogna di quel video hard che in rete ha suscitato insulto e derisioni, e quella della diciassettenne di Rimini violentata in un bagno sotto gli occhi delle amiche. Diverse si ma con un comune denominatore: gli eccessi del web che accoglie, memorizza e non cancella più!
Tra mondo reale e virtuale le distanze sono ridotte al minimo e questo fa perdere ai ragazzi i confini spazio-temporali. Se gli eventi vengono decontestualizzati e si vive solo la realtà virtuale, il rischio è perdere L empatia senza cui non si riesce più a cogliere il senso di quanto accade nella realtà che ci circonda. Complice di questa dissolvenza è il potere disumanizzante dello smartphone: tanto virtuoso quanto atroce, può fungere da ponte o da muro – sostiene la professoressa. Le ragazze di Rimini non sono state in grado di abbattere la barriera creata dallo schermo del loro smartphone e ne sono rimaste intrappolate, sono rimaste anestetizzate da quella tecnologia che non gli ha permesso di vivere la realtà e di gestirla.

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Nativi digitali

Posted by Maria Beatrice Toro su 5 settembre 2016

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Una riflessione sui modi di vivere e fare esperienza dei nati dopo il duemila… Clicca su http://ojs.francoangeli.it/_ojs/index.php/modelli-mente-oa/article/view/3458/86

 

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Scuole chiuse…per i più piccoli è tempo di relax, svago e vacanza

Posted by Maria Beatrice Toro su 9 giugno 2016

 

Da oggi bambini e ragazzi sono in vacanza, le scuole sono chiuse ed è finalmente giunto il tempo del divertimento e del relax. Maria Beatrice Toro, ospite della trasmissione “Siamo Noi” in diretta su TV2000, illustra le opportunità offerte da oratori e associazioni che si pongono come supporto alle famiglie e luogo di svago e intrattenimento per i giovani. Questi luoghi sono delle vere e proprie “palestre di inclusione” – sostiene la Prof. – dove il bambino può sperimentare momenti di condivisione e cooperazione. Le attività sportive in cui i più piccoli vengono coinvolti all’interno di questi luoghi, non vengono vissute con competizione e, soprattutto, non sono centrate sulla prestazione; il bambino gioca a pallone, nuota, danza, per puro divertimento, vive lo sport come allenamento fisico, condivisione e possibilità di “stare con” l’altro e “fare con” l’altro. Queste attività consentono anche al bambino di imparare a riconoscere i limiti, così come le risorse, del proprio corpo, di sperimentare se stesso e le proprie capacità e di gioire del frutto del lavoro svolto insieme agli altri, esperienza che hanno la possibilità di vivere nella realtà virtuale in cui invece non ci sono limiti, tutto è possibile e ci si sente onnipotenti.

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Cosa ha realmente ucciso Luca Varani?

Posted by Maria Beatrice Toro su 15 marzo 2016

Il poliabuso di sostanze e alcool altera la mente e aiuta a eliminare ogni freno inibitorio.

Follia a due: ecco cosa c’è dietro a un delitto a sfondo sessuale

«Ci chiediamo quale ruolo abbia giocato l’abuso di sostanze stupefacenti e di alcool, una prassi diffusa –purtroppo- tra non pochi ventenni dall’identità problematica e in fuga dalla realtà» commenta Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta, docente di psicologia di comunità presso la Libera Università Maria Santissima Assunta.

«Cocaina e superalcolici alterano la mente – ma qui il poliabuso sembra essere stato portato avanti lucidamente, proprio per darsi il coraggio di mettere in atto il sadico omicidio di Luca Varani. Entrati in una realtà parallela, la violenza ne è stata potenziata in modo parossistico. La morte, però, è reale, non si cancella cambiando canale o spegnendo un videogioco». In questa storia raccapricciante, della quale restano da chiarire ancora molti particolari (incluso quello circa il numero, e i nomi,  delle persone effettivamente coinvolte), l’assunzione di droga assume dunque un ruolo centrale. «Mescolata all’alcool, ha fatto crollare ogni freno inibitorio e liberato gli istinti aggressivi più profondi che, forse, i due avrebbero potuto reprimere se fossero stati lucidi» continua l’esperta. Ma non basta. Questa vicenda si inserisce nella lunga e crudele storia delle coppie omicide con movente sadico sessuale. Rosemary e Fred West sono un esempio di  l’antecedente storico.

«La cornice in cui questa vicenda, al di là delle considerazioni sociali ed esistenziali che possono essere fatte, si inserisce nella casistica del  delitto a sfondo sessuale. Dunque, dato il piacere che il criminale ne trae, un reato che è considerato ad alto rischio serialità, come tutti i gesti sadici compiuti dai sex offenders.  Non a caso la criminologia di questa brutta storia ricorda, drammaticamente, il modus operandi del massacro del Circeo: quella notte, come ora,  si è giocato al gioco della morte: in un contesto eterosessuale, nel primo caso, bisessuale e gender fluid nel secondo. È molto importante, allora, non fare degli imputati due star dell’orrore, ma partire da questo delitto per aprire uno spazio di riflessione».

L’intero articolo, pubblicato dalla giornalista Silvia Calvi su donnamoderna.com è dispnibile al seguente link  –  http://m.donnamoderna.com/attualita/luca-varani-omicidio-collatino-roma-droga-alcol-delitto-sfondo-sessuale

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Omicidio di Ancona: cosa sta succedendo in famiglia?

Posted by Maria Beatrice Toro su 9 novembre 2015

Parla Roberta Pierini, accusata di concorso nell’omicidio della madre e nel ferimento del padre, ora in coma irreversibile all’ospedale Torrette di Ancona. “Volevamo solo un chiarimento non doveva finire così” (http://www.repubblica.it/cronaca/2015/11/09/news/omicidio_ancona_antonio_tagliata-126946614/).
foto ansa
Foto ANSA

Nelle parole della giovane e del fidanzato, emergono sconforto e choc per il gesto commesso, maturato in uno scenario estremamente conflittuale. I genitori di Antonio Tagliata inorridiscono all’idea che il figlio possa essere descritto come un mostro e accusano la famiglia di lei per il clima irrespirabile che si era creato a causa dell’opposizione al legame tra i ragazzi. “Tenevano segregata in casa la mia fidanzata – spiega Tagliata al pm Andrea Laurino – io ero andato lì solo per parlare” (http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/08/omicidio-ancona-fermata-anche-la-figlia-sedicenne-della-donna-uccisa-glaciale-nessun-segno-di-pentimento/2199565/).

Cosa sta succedendo tra genitori e figli adolescenti?

La violenza verso i genitori da parte di figli adolescenti sta raggiungendo una frequenza allarmante.

Questo fenomeno ha tre radici fondamentali:
• gli adolescenti vivono una fase di forte rabbia e polemica verso i genitori perché devono affrontare il compito del distacco: nelle situazioni patologiche la rabbia si trasforma in odio – un sentimento potente e distruttivo che è spalanca le porte alla violenza
i genitori non sono preparati a vivere tutto ciò, perché sono fragili e dipendenti dai loro stessi figli, oppure reagiscono con eccessiva severità
i genitori alternano pericolosamente lassismo e divieti rigidi, che scatenano la rabbia dei figli

Si può parlare di raptus?
Io non credo nel concetto di raptus: la violenza viene sempre pre annunciata da alcune spie: litigi frequenti, muri di silenzio, scatti di ira con insulti e gesti di disprezzo, schiaffi, spintonamenti, lancio di oggetti e autolesionismo.
Si ricorre alla parola raptus per mascherare la nostra mancanza di consapevolezza.

La prima cosa che può fare la differenza è conoscere l’adolescenza, i suoi perché, i suoi modi, per saper distinguere la conflittualità “normale” da quella patologica. In secondo luogo è fondamentale saper dialogare, non sentirsi detronizzati nel momento in cui il figlio non ci considera più come la fonte principale di informazione sulla vita e accettare di porsi come un interlocutore autorevole ma che non pretende di imporre la sua visione. L’ultima raccomandazione è la più importante: “Siate adulti, non comportatevi voi per primi da adolescenti (chattando di continuo, passando ore e ore davanti allo specchio, vestendosi da teen ager), perché perdete credibilità”.

È importante essere genitori consapevoli, ovvero conoscere i figli, le loro dinamiche e le conseguenze emotive che sortiscono su di noi, per evitare di essere irrazionalmente reattivi e diventare intelligentemente responsivi.

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I meccanismi che portano al perdono

Posted by Maria Beatrice Toro su 13 maggio 2015

Durante la trasmissione “Siamo noi”, la prof.ssa Toro esplicita i

meccanismi psicologici alla base del perdono.

“La sofferenza che rabbia e risentimento provocano negli individui è uno dei primi elementi da dissipare per giungere a un autentico perdono. Anche cercare di evitare il rigido meccanismo del giudizio è importante per perdonare”. Talvolta, infatti, è facile concedere un perdono condizionato: “Ti perdono a patto che mi porgi le tue scuse…”  Oppure, “Ti perdono se mi prometti di cambiare”, “Ti perdono se mi prometti di non farlo mai più”, ma questa modalità di perdonare, in realtà, non è libera fino in  fondo poiché il perdono, anche dal punto di vista psicologico, è un dono del tutto gratuito, che viene dato e concesso per ristabilire una relazione.

Il perdono, quello vero, è incondizionato, ovvero non chiede nulla, non porta vantaggi visibili, non è soggetto a nessun condizionamento. E’ un atto intimo e libero.

“”Il perdono non è egocentrico!”

Si può perdonare senza dimenticare? “Assolutamente si, il vero perdono racchiude in sè il ricordo del danno subito e consente all’individuo di premunirsi rispetto a danni ulteriori!” Perdonare non significa diventare più vulnerabili, nè autorizzare gli altri a maltrattarci o mancarci di rispetto, perchè è indispensabile difendersi da chi ci ha provocato un danno. In adolescenza, spesso la rabbia che viene da perdoni mai concessi si trasforma in autodistruttività. in questo caso, il primo perdono da concedere è il perdono verso se stessi. 

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Disturbi alimentari: l’accettazione è il primo passo verso il vero cambiamento

Posted by Maria Beatrice Toro su 30 gennaio 2015

La Prof.ssa Maria Beatrice Toro è ospite della trasmissione “Bel tempo si spera” in cui affronta il tema dell’obesità.
In particolar modo l’intervista prende spunto da una vicenda di cronaca: un padre ha costretto le sue due figlie a praticare attività fisica, anche a livello agonistico, contro la loro volontà e in virtù del loro essere “grassottelle”.

La Prof.ssa evidenzia come normalmente i genitori agiscono per il bene dei propri figli ma, quando l’accento cade sull’alimentazione, diventa necessario essere cauti per non andare a ledere l’area della vergogna, dell’inadeguatezza e della critica. Per una ragazza obesa in adolescenza – continua la prof.- è molto difficile parlare di questa problematica senza incorrere subito nella sensazione di essere criticata e giudicata dall’altro. La cosa importante è permettere a questi ragazzi di “accettarsi”, far comprendere loro che vanno bene così come sono ma che potrebbero stare meglio poiché ne hanno la possibilità.
Per guarire da un disturbo dell’alimentazione – spiega la prof.ssa Toro- è necessario accettarsi, poiché l’accettazione è il primo passo verso il vero cambiamento. Il cibo diventa, per questi ragazzi, una forma di auto-consolazione, di rilassamento e da’ loro la possibilità di trovare un rifugio che gli consenta di stare bene.
Un genitore deve quindi cercare di essere comprensivo, di rendersi disponibile e non criticare il figlio rispetto alle sue abitudini alimentari, soprattutto in presenza di altre persone.

La prof.ssa sottolinea inoltre che viviamo attualmente è una società fortemente improntata sull’immagine di sé e sulla competizione. In questo senso un genitore che spinge il figlio verso lo sport agonistico contro il suo volere finisce per alimentare questo schema evidentemente sbagliato. Ciò conduce alla creazione di relazioni basate sull’invidia, sulla sfida e sulla critica.

L’obesità è un fenomeno in crescita nel nostro Paese; circa il 20% dei bambini è sovrappeso e il 9% è in stato di obesità. Per affrontare questo problema è necessario “reinventarsi” partendo proprio dalla spesa e soprattutto non utilizzare il cibo come oggetto di premio o punizione. Le piccole ricompense, che possono essere dispensate sotto forma di cioccolata o piccoli dolcetti, non devono essere legate a momenti individuali del bambino ma piuttosto a momenti di festa e condivisione. E’ necessario svincolare il cibo dal concetto di ricompensa per una prestazione (ad esempio un buon voto) ed inserirlo in un contesto di regole alimentari che favoriscono il benessere. In questo senso è necessario sostituire alcune espressioni educando al positivo e sottolineando che le regole sono necessarie in campo alimentare “ perché ci fa bene” e non “perché ti fa ingrassare”.
Quando ci accorgiamo che i nostri figli o la nostra compagna stanno ingrassando- conclude la prof.ssa Toro- è necessario intervenire ma con cautela, elicitando la motivazione al cambiamento e sostenendo la persona a compiere un movimento verso l’esterno.

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Considerazioni sulle vacanze natalizie, tra giochi tradizionali e tecnologici

Posted by Maria Beatrice Toro su 6 gennaio 2015

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Solo il 5% dei genitori, nonni, zii, ha risparmiato sui regali ai bambini, che si confermano come i protagonisti assoluti del Natale. I genitori riducono all’osso la spesa per se stessi pur di non far mancare nulla ai figli, si sacrificano notevolmente rinunciando anche all’albero e agli addobbi, ma non riescono a non colmare i bambini di oggetti, forse per compensare il poco tempo passato insieme. Tra i regali spiccano, ancora una volta, i vestiti e gli oggetti elettronici, specialmente per i più grandicelli. Il genitore corre per cercare di spendere meno e procede un po’ a tappe forzate, facendo le cose in modo frenetico, come se biglietti e pacchetti fossero atti dovuti.  Ma è davvero questo l’atteggiamento pedagogico più giusto? O, forse, nell’acquisto compulsivo perdiamo di vista il bambino e ciò che ci comunica?

Per consolidare le sicurezze del bambino bisogna «resistere alla tentazione di regalare il gadget più costoso» in favore «di un gioco che consenta di esplorare, conoscere e sostenere le proprie abilità e le relazione con gli altri»: è questo il parere di Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autrice del libro ‘La cura psicologica del bambino’.

«Il senso del dono nel mondo digitale e istantaneo – aggiunge – potrebbe risiedere proprio nel saper regalare un tempo veramente festivo che il bambino possa vivere in autonomia, sperimentando attraverso i giochi per poi mostrare cosa sa fare, insieme ad altri bimbi o ai genitori».

Ciò non significa, naturalmente, che il gioco tecnologico vada bandito: basta poco per usarlo in maniera intelligente. Anche per quanto riguarda i cosiddetti “simulatori di vita” su cui gli psicologi si sono divisi. Come il Tomodachi life, un gioco lanciato da Nintendo che si basa sulle relazioni tra il giocatore e il suo ‘Mii’ (amico in giapponese) a cui dà aiuto e consigli. «Usiamolo come una occasione di dialogo – spiega Maria Beatrice Toro -. Ogni personaggio che sarà la trasposizione virtuale del bambino, viene costruito in base ad alcuni parametri fisici e caratteriali. Il gioco ne trae un profilo personologico che comprende gusti, bisogni, affinità e rivalità dei più piccoli. I bambini si divertono e si stupiscono delle conseguenze stravaganti che l’impostazione data al personaggio ha sulle sue preferenze e comportamenti».

Spazio poi ai regali che stimolano la creatività come un microfono per cantare o una tastiera virtuale (ad esempio Virtual keyboard o Synthesia) »con tante funzionalità e tutorial o, per i più grandi, un programma per creare basi musicali su cui esercitarsi come DJ o produttore« (Reaper, FL studio); oppure macchine fotografiche digitali e programmi di elaborazione delle immagini. “Significa dare loro un input a essere creativi e un sostegno alla fiducia in se stessi”. Sì anche ai giochi da “costruire” e per cucinare, tipo ‘Cooking mama’, o le app per iPhone o Android “soprattutto se poi si realizza la ricetta ai fornelli assieme ai genitori”. E va bene anche il coinvolgimento fisico 2.0, »dai giochi per più piccoli tipo Hullabaloo, in cui i bambini devono effettuare movimenti insieme, a quelli per ragazzini più grandicelli, che ameranno ballare alla Wii con Just dance, da preferirsi rispetto ad altri videogiochi, perchè non generano dipendenza. Regali e tecnologia a parte, vanno preservati i “riti familiari” come appendere la calza in cucina o mangiare qualche dolce speciale. “I bambini – conclude Maria Beatrice Toro – ne sono molto rassicurati, per loro sono ciò che di più memorabile ci sia. In fondo, se pensiamo alla nostra infanzia, ricordiamo più il modo in cui festeggiavamo, che i doni ricevuti. Questo è ancor più vero oggi che i regali si sono moltiplicati e che il confine tra feriale e festivo si è indebolito”.

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Il suicidio in adolescenza: una tragedia evitabile?

Posted by Maria Beatrice Toro su 17 giugno 2014

 

 
foto (20) Suicidarsi a 15 anni, lasciando attorno desolazione, disperazione e i sensi di colpa di chi non si era accorto di nulla. Quando un ragazzo decide di morire spesso lascia segnali e tracce, per essere fermato.

Lo può raccontare agli amici, ai familiari e va preso sul serio: parlare di morte è comune, ma quando sono presenti pensieri più concreti, sul modo di porre fine alla propria vita, o assillanti il rischio si innalza di molto. Non basta, infatti, un momento di angoscia per condurre al gesto autodistruttivo e, spesso, sono presenti tante sfide con se stessi, corse in macchina, autolesionismo, rifiuto del cibo, litigi, cocktail di droga e di alcol.

Uno dei motivi più frequenti è il senso di vergogna e non – appartenenza al mondo dei pari,  un insidioso senso di malessere che può portare a sentirsi perfino perseguitati dagli altri, di cui non si tollerano critiche, giudizi, sguardi subito interpretati come prese in giro. E poi, spiega Maria Beatrice Toro, Psicologa intervistata sulle pagine del Messaggero, la morte è anche una via di fuga, senza ritorno, da una realtà troppo difficile.

I segnali ci sono e bisogna saperli cogliere, instaurando un dialogo vero, considerandoli interlocutori credibili e aiutandoli a vedere che i momenti più brutti finiscono, mentre loro li percepiscono come eterni, presi dalla depressione che risucchia e gli fa vedere tutto il mondo contro di loro.

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