Maria Beatrice Toro

Psicologa Psicoterapeuta

Archive for the ‘Coppia’ Category

Relazione di coppia:quando nasce veramente l’amore?

Posted by Maria Beatrice Toro su 18 ottobre 2016

L’amore, quello autentico, nasce nella coppia solo quando i partner si mostrano per quello che sono realmente. Durante la fase di innamoramento, infatti, i due fidanzati cercano di mostrare le loro parti migliori, enfatizzando anche i pregi a discapito, ovviamente, dei difetti. Quando, successivamente, questa fase viene superata, i difetti iniziano ad emergere in entrambi…i membri della coppia possono decidere consapevolmente di amare anche i limiti del proprio partner e di iniziare a mostrarsi all’altro in modo autentico… è solo allora che nasce il vero amore!

L’amore – sostiene la Prof.ssa – non nasce rapidamente, è il compito di una vita, si scopre giorno dopo giorno, va coltivato, alimentato, ascoltato e praticato costanza e didezione cercando equilibri sempre nuovi e adattivi. Nelle coppie, inoltre, le discussioni, i litigi, sono elemento fondamentale. Proprio perchè la coppia si compone di due persone con temperamenti e caratteristiche personologiche diverse tra loro, è inevitabile che esse si scontrino su determinati aspetti di vita quotidiana. Il litigio è il sintomo di una coppia sana purchè si tratti di una discussione, anche se caratterizzata da toni di voce elevati o accompagnata da stati emotivi spiacevoli, costruttiva il cui scopo sia mettere pace, aiutare a trovare una soluzione, chiarirsi e che non sia una discussione mossa e mantenuta da rancori e recriminazioni.

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I molti modi di essere “ex”…

Posted by Maria Beatrice Toro su 30 marzo 2016

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Per scoprire il sapore del sentimento che ti lega alle tue vecchie storie la Prof.ssa Toro ha messo a punto un breve test, pubblicato sulla rivista Donna Moderna.

Quando un amore finisce e si chiude una storia sono diversi i comportamenti che le donne possono mettere in atto. Ci sono donne che quando chiudono una relazione lo fanno con decisione e determinatezza, tagliano tutti i ponti di possibile collegamento con l’ex partner poichè temono di farsi del male inutilmente procastinando il dolore per la rottura. Questo atteggiamento, sostiene la prof.ssa, potrebbe celare una insicurezza e porsi come una difesa, non serve erigere muri se veramente “lui” non conta più nulla.

Altre donne comprendono e giustificano la fine della storia attribuendo delle possibili colpe anche a se stesse, riescono a superare il dolore dei primi giorni e iniziano a creare il terreno per continuare a mantenere un amicizia, cercano di riallacciare i rapporti con il vecchio partner per non rinunciare alla confidenza e all’intimità che avevano instaurato anche se sono consapevoli che l’amore è finito e, quando questo si fidanza con un altra persona, sono felici per lui. Sicuramente questo è un approccio positivo  ma non bisogna mai esagerare con un eccessiva presenza nella vita di chi hai amato poichè questa eccessiva vicinanza potrebbe precludere la possibilità di fare nuovi incontri e innamorarsi di nuovo.

Infine ci sono le ex malinconiche, quelle che non riescono a non essere nostalgiche per l’assenza della persona con cui sono state un tempo felici. Forse questa malinconia, spiega la prof.ssa, rivela qualche senso di colpa  verso l’ex ( o gli ex) per non essere stata all’altezza della relazione . Ma proprio l’aver compreso gli errori commessi aiuterà a non ripeterli in futuro per poter finalmente guardare avanti, senza perdersi nel continuo confronto tra le nuove conoscenze ed il vecchio fidanzato.

 

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Che single sei?

Posted by Maria Beatrice Toro su 25 marzo 2016

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Ogni donna attraversa nella propria vita fasi più o meno lunghe senza fidanzati e compagni e ciò che fa la differenza è il modo in cui affronta questo periodo. La Prof.ssa  Maria Beatrice Toro ha messo a punto un test pubblicato sulla rivista Donna Moderna che ci permette di illustrare i diversi modi in cui una donna può affrontare questa fase.

Alcune donne tendono a vivere l’affettività con passione e dedizione e non sentono minimamente il peso dei sacrifici fatti in nome della coppia, finendo per anteporre i bisogni del partner ai propri. La vita a due rappresenta per loro la completezza e per questo l’essere single è solo una fase di passaggio. Perchè non  approfittare piuttosto di questa “pausa” per dedicarsi maggiormente a voi stesse e ai vostri desideri?

Altre donne sentono molto la fine di una relazione e la vivono come un dramma…ma solo all’inizio! Ecco che arrivano i cambiamenti ( come nel taglio o nel colore dei capelli) e la voglia di imparare cose nuove. L’importante è non arrestare questo percorso di crescita quando si sarà di nuovo in due, ma piuttosto continuare a coltivare le proprie passioni anche nella coppia.

Infine ci sono le single per cui questa condizione rappresenta un vantaggio che molte altre non riescono a vedere. Queste donne si concentrano molto su se stesse e si concedono avventure, nuove amicizie e corteggiamenti senza impegno. Ma questo non fermarsi mai può essere dispendioso ed il consiglio è quello di concentrare le proprie energie su qualche progetto, poiché avere un obiettivo può regalare maggiore stabilità.

 

 

 

 

 

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Il matrimonio tra certezze ed incertezze

Posted by Maria Beatrice Toro su 29 gennaio 2016

 

La prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite della trasmissione “Siamo noi” in onda sul canale di TV2000,  affronta il tema delle relazioni di coppia e del matrimonio, mettendone in luce le bellezze ma anche le difficoltà. Ogni coppia, infatti, va incontro a un suo “ciclo di vita” caratterizzato da momenti positivi e elementi critici.

Tra le sfide da affrontare non ci sono solo litigi e incomprensioni, ma anche il rischio concreto che la dimensione della quotidianità logori il desiderio di stare insieme e riduca la coppia a una coabitazione amichevole ma fredda.

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Mindfulness in coppia

Posted by Maria Beatrice Toro su 12 ottobre 2015

Il counselling per la coppia orientato alla mindfulness

Maria Beatrice Toro interviene al Convegno Nazionale – Il Counselling e l’Orientamento in Europa e in Italia, tenuto presso l’Università di Padova, con una relazione sull’accoglienza della coppia secondo il metodo della mindfulness.

Accogliere una coppia in un contesto di aiuto significa riuscire a restituire loro la vita che realmente vivono. Talvolta accade alle coppie di negare la propria quotidianità relazionale poichè non è la quotidianità che vorrebbero… Il tipo di vita sognato, quello ideale, progettato, spesso assorbe prepotentemente tutta l’energia mentale della coppia, impedendo di essere presenti alla vita che scorre nel momento presente che è l’unica vita che abbiamo e che veramente può essere vissuta.”

Attingere ad una diversa modalità di relazione ha bisogno oltre che di tempo e pazienza anche di molta compassione per noi stessi e per gli altri.

L’aspetto non giudicante, insito nella definizione stessa di mindfulness è una protezione, anche per la coppia. Ma da cosa? Dalla distruttività di rivendicazioni e recriminazioni con cui ognuno di noi può “contagiare” il partner. Ci sono frasi e comportamenti che creano reattività, stress e rancore in una escalation senza fine, cui porre riparo mettendo tra parentesi, nelle sessioni di mindfulness e fuori, la voce giudicante che spesso ci sussurra “Hai ragione tu, fatti valere!”.

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CONGRESSO: ‘IL COUNSELLING E L’ORIENTAMENTO IN ITALIA E IN EUROPA’

Posted by Maria Beatrice Toro su 22 agosto 2015

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA, SCUOLA DI PSICOLOGIA, 2-3 OTTOBRE 2015

Counselling e Orientamento sono due tra le frontiere più feconde nelle discipline umanistiche: a Padova si svolgerà un Congresso strutturato sulle tematiche emergenti nell’ambito di tali discipline. Un folto gruppo di esperti di rilievo nazionale e internazionale porterà all’attenzione, in particolare, su quanto e con quali modalità l’orientamento e il counselling possano rivolgersi a persone e contesti per fronteggiare le situazioni di crisi e di transizione.

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La Prof.ssa Maria Beatrice Toro sarà relatrice su tema dell’aiuto alla coppia, luogo sempre più precario di costituzione delle nostre vite affettive… come decostruire e ricostruire la propria centralità di persona declinandola all’interno di una coppia stabile e felice? come restituire alla coppia in crisi il contatto con le risorse latenti che sembrano essere state fagocitate da dinamiche comunicative che impediscono un ascolto autentico e comportamenti mutualmente disfunzionali?

Se la coppia precipita in un circuito di stress e reattività, anche il fatto banale di non ricevere attenzione in una circostanza magari del tutto casuale viene subito letto come una mancanza grave: rimuginiamo sui motivi, pensiamo che il partner ci provochi deliberatamente con il suo silenzio, che non sia interessato a noi, che ci escluda. Ci si sente esclusi da un’atmosfera, un clima, da quello stato dell’essere che possiamo chiamare amore.

Il counselling di coppia consente di guardare a queste ferite, al senso di esclusione, al conflitto e alla crisi stessa non come a un fallimento o a una fine annunciata, ma come a un momento difficile, ma ricco di potenzialità di trasformazione.

Il primo passo è raccogliere l’invito a prenderci cura, in modo salutare, dei nostri bisogni profondi. Non importa quanto sia bello quando qualcuno si prende cura di noi, possiamo essere noi stessi i primi a darci quello che ci occorre, uscendo dall’equivoco che esista qualcuno che sia in dovere di decodificarci e risolvere le cose al nostro posto.

tutte le info sul congresso al sito http://larios.psy.unipd.it/

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la progettualità è la linfa della coppia

Posted by Maria Beatrice Toro su 20 maggio 2015

“L’amore vero è l’amore che progetta!” Sostiene la Prof.ssa Toro, ospite della trasmissione “Nel cuore dei giorni” che continua –  ” nella coppia ci possono essere discrepanze, dissapori ma possono essere superati, il vero problema è quando non si progetta e si finisce per essere sopraffatti dalla fragilità e per perdere la gioia di immaginare un futuro insieme”. La Prof.ssa Toro sottolinea che “Dichiarare amore all’altro è un atto di coraggio proprio perchè bisogna aprirsi e mettersi completamente a nudo e, talvolta, la dichiarazione viene vissuta come un rischio a causa del timore di non essere corrisposti o rifiutati. Bisogna avere il coraggio di dichiararsi indipendentemente da questo timore, soprattutto quando si tiene molto all’altro.” Inoltre – continua la Prof.ssa Toro- “può essere semplice tirarsi indietro ma questo finisce per aprire la strada ad una serie di altri passi indietro che possono portare anche alla fine della relazione stessa”.

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La presenza dei papà in sala parto

Posted by Maria Beatrice Toro su 16 febbraio 2015

La presenza dei papà in sala parto per assistere le proprie compagne è un fenomeno in crescita nell’ultimo decennio. Come sottolinea la prof.ssa Maria Beatrice Toro, i papà sono sempre più presenti già a partire dal periodo della gravidanza e sono maggiormente coinvolti a livello emotivo durante l’attesa; questo fa maturare in loro il desiderio di esserci al momento della nascita.

Questa scelta non avviene all’improvviso ma viene maturata nel corso della gravidanza soprattutto se l’uomo ha partecipato ai corsi pre-parto e, via via, inizia a prendere sempre più coscienza della nuova vita che sta generando insieme alla sua compagna. Il momento della nascita è il momento di costruzione della famiglia ed è giusto che il futuro papà, se ne ha voglia, abbia la possibilità di essere presente mentre ciò avviene.
Inoltre – continua la prof.ssa Toro- può succedere che un papà che inizialmente decida di essere presente al parto, non riesca poi a sostenere le emozioni del momento e sia costretto ad uscire. Questo è molto complicato per la donna che si trova improvvisamente, e senza preavviso, costretta a gestire questa “presenza/assenza” e viene caricata anche di maggiore ansia.
Spesso capita che la scelta della donna rispetto a chi fare entrare con lei in sala parto ricada non sul compagno ma piuttosto sulla madre o sulla sorella. Secondo la prof.ssa Toro questa dinamica è legata innanzitutto a fattori culturali (ci sono luoghi dove la famiglia è molto più sentita e questa vicinanza viene proprio richiesta) e poi al fatto che il rapporto con la propria madre rappresenta il modello da cui partire senza tralasciare, inoltre, che la mamma è una figura estremamente rassicurante e che ha già vissuto tutto quello che sta per accadere alla figlia.
I futuri papà, d’altronde, stanno ormai diventando sempre più bravi in sala parto, soprattutto nell’incoraggiamento e nella rassicurazione della propria compagna.
Nella nostra società, sempre più improntata sull’immagine e sulla dinamica dell’apparire, anche il momento del parto viene condiviso sui social network e cessa di essere uno spazio privato ma viene condiviso con tutti, anche con chi non si conosce. In questo modo il futuro papà perde qualcosa perché, avendo lo sguardo sul cellulare, non può orientarlo alla sua compagna e al proprio figlio e finisce per non cogliere il momento cruciale in cui si costruisce la sua famiglia. E naturalmente dopo aver pubblicato la foto non si resiste al controllare se essa è stata commentata o se ha ricevuto dei like…..è così che questa esperienza meravigliosa ed intima finisce per essere costruita con un pubblico anziché con la propria famiglia.
Cosa comporta l’aver vissuto insieme questa esperienza del parto?
L’aver vissuto insieme questa esperienza può aiutare il papà a comprendere meglio anche la stanchezza, i turbamenti e le preoccupazioni della propria compagna durante il post-partum. Ciò consentirà ai neogenitori di “passarsi la staffetta” e di sostenersi a vicenda avendo condiviso, passo dopo passo, questa difficile ma al contempo meravigliosa esperienza di vita.

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Quando l’amore va oltre ogni confine…

Posted by Maria Beatrice Toro su 16 dicembre 2014

Quando due storie di vita culturalmente e geograficamente diverse si incontrano,               quali e quante sono le difficoltà che possono ostacolare l’unione?

La Prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite di Lucia Scione alla trasmissione di Tv2000 “Bel tempo si spera”, ascolta le storie d’amore nate tra coppie di nazionalità diversa e cerca di spiegare come si possono ovviare talune difficoltà.

Quando una coppia è mista, la diversità tra i due partner salta subito all’occhio poiché ci sono degli elementi e delle caratteristiche, anche fisionomiche, che sono imprescindibili e inconfondibili, tipiche di alcuni luoghi del mondo. In realtà però, senza soffermarci solo su quello che obiettivamente possiamo osservare, ogni coppia, sia essa mista o meno, presenta delle particolarità. E’ difficile infatti che l’amore sbocci proprio “sotto casa” o si trovi l’uomo dei sogni all’interno di una ristretta cerchia di conoscenze…..farsi affascinare da un qualcosa che sappiamo essere lontano fa parte di una curiosità connaturata nell’uomo. Quando si incontrano due culture, etnie e religioni diverse ciò che prevale è la forza interiore del sentimento, poiché è in grado di creare un intimità anche laddove è apparentemente impossibile o sembra essere poco ovvio”. In questi casi l’amore deve diventare “discorso”, deve trasformarsi in “razionalità”, due elementi, questi ultimi, distanti ma compatibili con i sentimenti. Anche se non si riesce a dare conto di un’affinità con la logica e non si riesce a verbalizzare l’unicità del proprio sentire, si può  aprirsi per raccontare la propria esperienza di incontro con una cultura lontana. Si può descrivere la propria vita e far sapere come ci si vuole organizzare, per diventare, come ogni coppia, un nuovo centro di gravità con sue tradizioni, regole e abitudini. Quando si fonda una famiglia bisogna avere il coraggio di farsi conoscere, anche al fine di rassicurare gli altri, comprese le famiglie d’origine; “se è vero infatti che da una parte  l’ignoto affascina è altrettanto vero che dall’altra spaventa”.

Cosa si può fare dunque per tutelare l’unione di due culture in cui, necessariamente, un dei partner deve allontanarsi dalla famiglia d’origine, abbandonare le sue abitudini, spesso le tradizioni, gli amici?

“Sicuramente un ruolo importante è giocato dal dialogo, dall’apertura delle famiglie d’origine, di quelli che sono i custodi della tradizione e che, spesso, fanno lo sforzo maggiore; dialogo e apertura sono gli ingredienti che creano le basi e i presupposti per dare, anche all’eventuale nascituro, il diritto alla bigenitorialità e a godere dei nonni e dei parenti di entrambi le parti considerando che un bambino, accogliendo una propria sensibilità, potrebbe abbracciare maggiormente alcuni aspetti culturali dell’una o dell’altra famiglia. E’ importante garantire la libertà del bambino di sentirsi amato  indipendentemente dalla cultura che abbraccerà o con cui instaurerà una maggiore affinità.

La reciprocità è un unità di misura importante in queste storie d’ amore.

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I profili dello stalker

Posted by Maria Beatrice Toro su 2 giugno 2014

Si continua a parlare del dilagante fenomeno dello stalking

con la Prof.ssa Maria Beatrice Toro

ospite a Teleradiostereodue del direttore Marco Fabriani.

Sostanzialmente esistono due macro tipologie di stalker: alcuni sono principalmente animati dalla rabbia, altri invece dal bisogno ossessivo e malato di attenzioni. Quest’ultima categoria difficilmente agisce dei comportamenti così gravi da mettere in pericolo di vita la vittima; sono soggetti che corteggiano senza sosta. Spesso senza rendersene conto prestano un’attenzione esasperata alle vittime che hanno scelto e la traducono in continui e ripetuti sms, pedinamenti, ecc.

Gli stalker animati dalla rabbia invece non vanno mai sottovalutati anche quando, in una fase iniziale, si limitano a minacciare.

Possono diventare seriamente pericolosi; si fissano, infatti, di aver subito un torto e sono guidati da una potente sete di vendetta.

Pensano di essere stati ingiustamente danneggiati e si sentono autorizzati a rivalersi con la violenza.

Il rapporto tra stalker e stalkizzato – continua la Prof.ssa – esula dalla normalità e si connota di aspetti patologici innanzitutto perchè non sono assolutamente contemplati i concetti di limite e di libertà, di autonomia: lo stalker è abituato a dominare il proprio partner, ad ottenere molto e a dare poco pertanto, finchè la coppia è coesa e il tratto narcisista dello stalker è appagato, si mantiene tra i due una sorta di equilibrio ma il rischio di scadere nella violenza è sempre allerta e soprattutto compare per gradi….prima di assistere a un atto di violenza o addirittura a un omicidio lo stalker mette in atto una serie di comportamenti intermedi.

Due sono dunque i principali profili psicologici dello stalker: uno più inadeguato, l’altro più rabbioso e vendicativo.

 

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