I molti modi di essere “ex”…

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Per scoprire il sapore del sentimento che ti lega alle tue vecchie storie la Prof.ssa Toro ha messo a punto un breve test, pubblicato sulla rivista Donna Moderna.

Quando un amore finisce e si chiude una storia sono diversi i comportamenti che le donne possono mettere in atto. Ci sono donne che quando chiudono una relazione lo fanno con decisione e determinatezza, tagliano tutti i ponti di possibile collegamento con l’ex partner poichè temono di farsi del male inutilmente procastinando il dolore per la rottura. Questo atteggiamento, sostiene la prof.ssa, potrebbe celare una insicurezza e porsi come una difesa, non serve erigere muri se veramente “lui” non conta più nulla.

Altre donne comprendono e giustificano la fine della storia attribuendo delle possibili colpe anche a se stesse, riescono a superare il dolore dei primi giorni e iniziano a creare il terreno per continuare a mantenere un amicizia, cercano di riallacciare i rapporti con il vecchio partner per non rinunciare alla confidenza e all’intimità che avevano instaurato anche se sono consapevoli che l’amore è finito e, quando questo si fidanza con un altra persona, sono felici per lui. Sicuramente questo è un approccio positivo  ma non bisogna mai esagerare con un eccessiva presenza nella vita di chi hai amato poichè questa eccessiva vicinanza potrebbe precludere la possibilità di fare nuovi incontri e innamorarsi di nuovo.

Infine ci sono le ex malinconiche, quelle che non riescono a non essere nostalgiche per l’assenza della persona con cui sono state un tempo felici. Forse questa malinconia, spiega la prof.ssa, rivela qualche senso di colpa  verso l’ex ( o gli ex) per non essere stata all’altezza della relazione . Ma proprio l’aver compreso gli errori commessi aiuterà a non ripeterli in futuro per poter finalmente guardare avanti, senza perdersi nel continuo confronto tra le nuove conoscenze ed il vecchio fidanzato.

 

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Mindfulness insieme – Edizioni Franco Angeli

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La mindfulness è un metodo per la conoscenza di sè, un percorso di evoluzione personale, un orizzonte esperienziale di cui sembriamo avere ogni giorno più bisogno, data la complessità, la tortuosità e l’incertezza che caratterizzano lo stile di vita accelerato del nostro tempo. Attraverso la coltivazione della consapevolezza si apprendono strumenti per crescere come persone, per curare sofferenze e disagi, ma anche per migliorare il benessere in famiglia, sul lavoro, nelle relazioni d’amicizia, d’amore. Attraverso la pratica di mindfulness si innescano processi in cui l’individuo conosce se stesso attraverso la visione dei meccanismi della propria mente.

Il mondo della psicologia ha recentemente assunto alcuni elementi di mindfulness, spostando il baricentro dell’intervento psicoterapeutico dalla discussione sui contenuti mentali individuali al terreno dei meccanismi mentali universali; l’obiettivo è quello di cambiare la relazione che l’individuo ha con essi.
Ma cosa succede quando quel “se stesso” viene in contatto con un altro “se stesso”? La possibilità di lavorare sulle relazioni interpersonali, attraverso la mindfulness, può costituire il completamento del percorso personale.

L’opera approfondisce un argomento ancora poco sviluppato nel contesto italiano: l’uso della mindfulness per sostenere le relazioni. Attraverso la presentazione del panorama dei metodi ad oggi presenti sull’argomento, il libro illustra protocolli, percorsi e proposte per l’intervento individuale, di coppia, di gruppo.
Fornisce schede e strumenti utili alla pratica, in modo da offrire non soltanto un compendio teorico, ma anche una guida pratica per il self-help.

CONGRESSO: ‘IL COUNSELLING E L’ORIENTAMENTO IN ITALIA E IN EUROPA’

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA, SCUOLA DI PSICOLOGIA, 2-3 OTTOBRE 2015

Counselling e Orientamento sono due tra le frontiere più feconde nelle discipline umanistiche: a Padova si svolgerà un Congresso strutturato sulle tematiche emergenti nell’ambito di tali discipline. Un folto gruppo di esperti di rilievo nazionale e internazionale porterà all’attenzione, in particolare, su quanto e con quali modalità l’orientamento e il counselling possano rivolgersi a persone e contesti per fronteggiare le situazioni di crisi e di transizione.

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La Prof.ssa Maria Beatrice Toro sarà relatrice su tema dell’aiuto alla coppia, luogo sempre più precario di costituzione delle nostre vite affettive… come decostruire e ricostruire la propria centralità di persona declinandola all’interno di una coppia stabile e felice? come restituire alla coppia in crisi il contatto con le risorse latenti che sembrano essere state fagocitate da dinamiche comunicative che impediscono un ascolto autentico e comportamenti mutualmente disfunzionali?

Se la coppia precipita in un circuito di stress e reattività, anche il fatto banale di non ricevere attenzione in una circostanza magari del tutto casuale viene subito letto come una mancanza grave: rimuginiamo sui motivi, pensiamo che il partner ci provochi deliberatamente con il suo silenzio, che non sia interessato a noi, che ci escluda. Ci si sente esclusi da un’atmosfera, un clima, da quello stato dell’essere che possiamo chiamare amore.

Il counselling di coppia consente di guardare a queste ferite, al senso di esclusione, al conflitto e alla crisi stessa non come a un fallimento o a una fine annunciata, ma come a un momento difficile, ma ricco di potenzialità di trasformazione.

Il primo passo è raccogliere l’invito a prenderci cura, in modo salutare, dei nostri bisogni profondi. Non importa quanto sia bello quando qualcuno si prende cura di noi, possiamo essere noi stessi i primi a darci quello che ci occorre, uscendo dall’equivoco che esista qualcuno che sia in dovere di decodificarci e risolvere le cose al nostro posto.

tutte le info sul congresso al sito http://larios.psy.unipd.it/

Il festival dei sogni!

Articolo pubblicato su Donna Moderna -In Privato- del 4 agosto 2015

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Da 25 anni il Festival dei Sogni  incanta l’estate di Innsbruck: dal 5 al 31 agosto si celebrano, infatti, sogni e forme artistiche originali e visionarie.

In questo articolo la prof.ssa Maria Beatrice Toro illustra come i sogni siano fondamentali e rappresentino la nostra carta di identità purchè non ci inducano alla chiusura, degenerando in fantasticherie consolatorie. Il sogno è fondamentale e – rinunciandovi – l’individuo tradirebbe se stesso, abbandonando la parte più viva e vitale di sè.

I sogni:

1) Sono il carburante della speranza: avere un sogno significa perseguire un obiettivo e  ricercare un cambiamento- sostiene la prof.ssa Toro- e la trasformazione può crescere dentro ciascuno di noi proprio attraverso i sogni che sono alimentati dalla speranza;

2) Ritornano a farsi sentire dopo i 40 anni: a quest’età riaffiorano i sogni lasciati nel cassetto perchè si era impegnati a realizzarsi nel lavoro e in famiglia. Ora i sogni possono essere investiti di nuova energia. Si tratta di un momento di grande creatività e spesso si origina con fiducia e amore un ritorno ai luoghi dell’infanzia;

3) Servono da stimolo per il presente: coltivare i propri sogni non significa rifiutare il presente o trasformare quest’ultimo in un parametro di giudizio della propria esistenza. La prof.ssa evidenzia come sia necessario invece ripensare al fatto che siamo tutti figli di un sogno, quello dei nostri genitori ed è per questo che la nostra vita è intrisa di obiettivi e desideri;

4) Rappresentano la nostra carta di identità: tradire i nostri sogni – continua la prof.ssa Toro- è più pesante di un fallimento perchè negare le nostre aspirazioni vuol dire rinunciare ad una parte di noi stessi ed indossare una maschera, soccombendo a continui compromessi.

la progettualità è la linfa della coppia

“L’amore vero è l’amore che progetta!” Sostiene la Prof.ssa Toro, ospite della trasmissione “Nel cuore dei giorni” che continua –  ” nella coppia ci possono essere discrepanze, dissapori ma possono essere superati, il vero problema è quando non si progetta e si finisce per essere sopraffatti dalla fragilità e per perdere la gioia di immaginare un futuro insieme”. La Prof.ssa Toro sottolinea che “Dichiarare amore all’altro è un atto di coraggio proprio perchè bisogna aprirsi e mettersi completamente a nudo e, talvolta, la dichiarazione viene vissuta come un rischio a causa del timore di non essere corrisposti o rifiutati. Bisogna avere il coraggio di dichiararsi indipendentemente da questo timore, soprattutto quando si tiene molto all’altro.” Inoltre – continua la Prof.ssa Toro- “può essere semplice tirarsi indietro ma questo finisce per aprire la strada ad una serie di altri passi indietro che possono portare anche alla fine della relazione stessa”.

In ciò che fai, mettici il cuore!

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Rilassati, libera la mente e osserva questa foto per 1-3 minuti senza staccare lo sguardo….non controllare l’orologio, se vuoi conta 8 respiri che equivalgono al tempo di un minuto.

Spesso capita, passeggiando lungo la riva del mare o lungo un fiume, di notare un ciottolo a forma di cuore…. e si può cogliere questa immagine entrando in sintonia con la natura che ci circonda con i suoi messaggi.

Il cuore – sostiene la prof.ssa Maria Beatrice Toro – è il simbolo del tuo centro interiore, la sede di un intelligenza superiore alla razionalità”. L’icona del cuore, con la sua forma tipica e riconoscibilissima fa parte di un codice visivo ormai comune a tutte le culture, ovvero fa parte di un alfabeto universale condiviso nel nostro villaggio globale.

Non trascurare questo segnale, raccogli il sasso e tienilo in mano qualche istante, mentre ti sintonizzi con il tuo centro interiore. Non è un ammasso di roccia insensibile, ma palpita di amore e tenerezza. Infatti, se stai vivendo una bella relazione, quel sassolino a forma di cuore ti ricorda il legame con il tuo partner. Ma il simbolo del cuore non riguarda solo le relazioni intime, ma tutti i rapporti vissuti con dedizione, cura, tenerezza. Anche il rapporto con noi stessi e con quello che facciamo.

Il cuore ci ricorda l’importanza di avere una passione, un entusiasmo per le proprie attività: vuole comunicarti di mettere il cuore in tutto quello che fai!

Pubblicato sulla rivista Starbene e realizzato con la giornalista Rossana Cavaglieri

Il valore di un abbraccio

Nell’era post moderna risulta sempre più complesso stabilire contatti vis a vis, reali e autentici con persone in carne e ossa. Secondo un recente studio, per assicurare un sano sviluppo degli ormoni del benessere, sarebbe necessario dispensare o ricevere almeno quattro abbracci al giorno per aiutare il sistema immunitario a combattere lo stress e vincere le situazioni di panico.

Durante la trasmissione “Bel tempo si spera” la conduttrice Lucia Scione affronta questo tema con l’aiuto della Prof.ssa Maria Beatrice Toro.

“Il corpo reagisce solitamente in modo positivo al contatto fisico e agli abbracci. Nell’azione di abbracciare sono sempre coinvolte due persone: una lo offre e l’altra lo riceve; quest’ultima deve essere collaborativa e  non limitarsi ad attendere passivamente la ricezione poichè scambiarsi un abbraccio implica una partecipazione affettiva e uno scambio reciproco. Inoltre – continua la prof.ssa – nell’abbracciare una persona un elemento che ricopre un ruolo estremamente importante è il cuore più che il corpo. Non si può ridurre l’abbraccio al mero movimento di due corpi che si avvicinano in quanto questa azione implica un passaggio di emozioni, di cura, di tenerezze. Dobbiamo però tenere in considerazione che non tutti amano il contatto fisico e, spesso, proprio coloro che ne avrebbero più bisogno lo rifuggono, si mostrano schivi, restii a questo tipo di effusioni e dimostrazioni di affetto poichè talune situazioni generano una condizione di imbarazzo o una sensazione di fastidio. Questi ultimi elementi possono sottendere una fragilità dell’individuo e possono essere messi in atto anche come una difesa.

Ma perchè abbiamo bisogno dell’abbraccio?

Maria Beatrice Toro sostiene che si tratta di un qualcosa di ancestrale che riguarda nuclei molto profondi del cervello, l’abbraccio offre una rassicurazione e consente di sentirsi accuditi. Il piccolo umano riceve da questo gesto profondo un riparo e beneficia dell’abbraccio anche la mamma che glielo offre: entrambi producono gli stessi ormoni del benessere quando si stringono in questa azione ma mentre per la mamma si configura come un gesto che veicola un significato d’amore, per l’infante esso implica una protezione e gli consente di esperire la sensazione di sicurezza di cui ha bisogno.

Quando l’amore va oltre ogni confine…

Quando due storie di vita culturalmente e geograficamente diverse si incontrano,               quali e quante sono le difficoltà che possono ostacolare l’unione?

La Prof.ssa Maria Beatrice Toro, ospite di Lucia Scione alla trasmissione di Tv2000 “Bel tempo si spera”, ascolta le storie d’amore nate tra coppie di nazionalità diversa e cerca di spiegare come si possono ovviare talune difficoltà.

Quando una coppia è mista, la diversità tra i due partner salta subito all’occhio poiché ci sono degli elementi e delle caratteristiche, anche fisionomiche, che sono imprescindibili e inconfondibili, tipiche di alcuni luoghi del mondo. In realtà però, senza soffermarci solo su quello che obiettivamente possiamo osservare, ogni coppia, sia essa mista o meno, presenta delle particolarità. E’ difficile infatti che l’amore sbocci proprio “sotto casa” o si trovi l’uomo dei sogni all’interno di una ristretta cerchia di conoscenze…..farsi affascinare da un qualcosa che sappiamo essere lontano fa parte di una curiosità connaturata nell’uomo. Quando si incontrano due culture, etnie e religioni diverse ciò che prevale è la forza interiore del sentimento, poiché è in grado di creare un intimità anche laddove è apparentemente impossibile o sembra essere poco ovvio”. In questi casi l’amore deve diventare “discorso”, deve trasformarsi in “razionalità”, due elementi, questi ultimi, distanti ma compatibili con i sentimenti. Anche se non si riesce a dare conto di un’affinità con la logica e non si riesce a verbalizzare l’unicità del proprio sentire, si può  aprirsi per raccontare la propria esperienza di incontro con una cultura lontana. Si può descrivere la propria vita e far sapere come ci si vuole organizzare, per diventare, come ogni coppia, un nuovo centro di gravità con sue tradizioni, regole e abitudini. Quando si fonda una famiglia bisogna avere il coraggio di farsi conoscere, anche al fine di rassicurare gli altri, comprese le famiglie d’origine; “se è vero infatti che da una parte  l’ignoto affascina è altrettanto vero che dall’altra spaventa”.

Cosa si può fare dunque per tutelare l’unione di due culture in cui, necessariamente, un dei partner deve allontanarsi dalla famiglia d’origine, abbandonare le sue abitudini, spesso le tradizioni, gli amici?

“Sicuramente un ruolo importante è giocato dal dialogo, dall’apertura delle famiglie d’origine, di quelli che sono i custodi della tradizione e che, spesso, fanno lo sforzo maggiore; dialogo e apertura sono gli ingredienti che creano le basi e i presupposti per dare, anche all’eventuale nascituro, il diritto alla bigenitorialità e a godere dei nonni e dei parenti di entrambi le parti considerando che un bambino, accogliendo una propria sensibilità, potrebbe abbracciare maggiormente alcuni aspetti culturali dell’una o dell’altra famiglia. E’ importante garantire la libertà del bambino di sentirsi amato  indipendentemente dalla cultura che abbraccerà o con cui instaurerà una maggiore affinità.

La reciprocità è un unità di misura importante in queste storie d’ amore.

I profili dello stalker

Si continua a parlare del dilagante fenomeno dello stalking

con la Prof.ssa Maria Beatrice Toro

ospite a Teleradiostereodue del direttore Marco Fabriani.

Sostanzialmente esistono due macro tipologie di stalker: alcuni sono principalmente animati dalla rabbia, altri invece dal bisogno ossessivo e malato di attenzioni. Quest’ultima categoria difficilmente agisce dei comportamenti così gravi da mettere in pericolo di vita la vittima; sono soggetti che corteggiano senza sosta. Spesso senza rendersene conto prestano un’attenzione esasperata alle vittime che hanno scelto e la traducono in continui e ripetuti sms, pedinamenti, ecc.

Gli stalker animati dalla rabbia invece non vanno mai sottovalutati anche quando, in una fase iniziale, si limitano a minacciare.

Possono diventare seriamente pericolosi; si fissano, infatti, di aver subito un torto e sono guidati da una potente sete di vendetta.

Pensano di essere stati ingiustamente danneggiati e si sentono autorizzati a rivalersi con la violenza.

Il rapporto tra stalker e stalkizzato – continua la Prof.ssa – esula dalla normalità e si connota di aspetti patologici innanzitutto perchè non sono assolutamente contemplati i concetti di limite e di libertà, di autonomia: lo stalker è abituato a dominare il proprio partner, ad ottenere molto e a dare poco pertanto, finchè la coppia è coesa e il tratto narcisista dello stalker è appagato, si mantiene tra i due una sorta di equilibrio ma il rischio di scadere nella violenza è sempre allerta e soprattutto compare per gradi….prima di assistere a un atto di violenza o addirittura a un omicidio lo stalker mette in atto una serie di comportamenti intermedi.

Due sono dunque i principali profili psicologici dello stalker: uno più inadeguato, l’altro più rabbioso e vendicativo.

 

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